Sciopero alla Treccani: "Potevamo essere la Wikipedia italiana"

EDITORIA

I dipendenti dell'enciclopedia attaccano i vertici dell’istituto: "Management immobile da dieci anni, ora siamo sull'orlo del baratro"

di P.A.
Sciopero e aria tesa alla Treccani dopo le esternazioni del presidente dell’Istituto Giuliano Amato sulle resistenze interne verso la digitalizzazione. L’enciclopedia è in crisi nera di vendite, ma i sindacati non ci stanno a passare per sabotatori: "Poteva diventare la Wikipedia italiana già a partire dal 1998 e invece, per l’immobilismo dei vertici sul fronte della digitalizzazione, siamo sull’orlo del baratro", attacca la Slc-Cgil. Queste le motivazioni che hanno spinto i dipendenti della Treccani, mostro sacro delle enciclopedie italiane, a incrociare le braccia per due giorni, oggi e domani. Nel mirino il management dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, guidata dal 2003 dall'amministratore delegato Franco Tatò, criticato per la mancanza, da anni, di un piano editoriale e industriale. In più, non è piaciuta nemmeno una recente intervista del presidente Giuliano Amato, che a mezzo stampa ha fatto sapere dall’anno prossimo che la Treccani "rinuncia al cartaceo per investire nella rete e battere Wikipedia".

Ma ecco le ragioni dei sindacati. "Non mancheranno commenti di chi, sulla base di vecchi stereotipi, accuserà lavoratori e sindacati di essere contro l'innovazione - attacca il segretario nazionale Slc-Cgil Massimo Cestaro - Niente di più falso. Risale al 1998 - aggiunge - il primo accordo che, proprio sulla base delle richieste sindacali, impegnava l'azienda ad affrontare il tema delle nuove tecnologie che, già allora, cominciava ad affacciarsi. Da allora si è fatto poco o niente. Le questioni poste dal presidente dell'istituto, Giuliano Amato sono di assoluto rilievo. Spiace però dover constatare che su due aspetti centrali manchi totalmente un progetto editoriale, industriale e di riassetto aziendale. Il primo tema riguarda il rapporto tra i progetti editoriali, la loro commercializzazione attraverso le nuove piattaforme tecnologiche e i possibili ritorni in termini economici; il secondo attiene alle forme di possibile coesistenza tra la "missione" una grande istituzione culturale e gli assetti di un mercato in costante trasformazione".

Oggi - sostengono i lavoratori della Treccani in una nota sindacale congiunta - in una fase di drammatica crisi del settore, ma in un periodo dell'anno (le festività natalizie) in cui è legittimo immaginare che la rete di vendita sia tesa al raggiungimento degli obiettivi annuali per garantire il fatturato alla Treccani, attraverso l'intervista il presidente Amato ci fa sapere, e fa sapere all'opinione pubblica, che siamo in presenza di una vera e propria “débâcle” delle vendite e che "se continuiamo così, nel 2011 non avremo più nuovi compratori". La domanda che ci poniamo - replicano i lavoratori della Treccani è: perché? Perché il presidente Amato, un attimo prima di rilasciare l'intervista, non ha avvertito la necessità di convocarci per illustrarci lo stato dell'Azienda e le misure decise per arginare la frana? A chi giova questa logica del tanto peggio tanto meglio?".

"Abbiamo colto - proseguono i dipendenti Treccani in sciopero - in alcuni passaggi dell'intervista, accenni alle "resistenze diffuse all'interno della Treccani" contro il web; ebbene, siamo stati proprio noi, fin dal lontano 1998, a firmare un accordo con l'azienda per la creazione della "enciclopedia generalista digitale", cui si sarebbero affiancate le "opere satelliti" di carattere specialistico, insieme alla riduzione dei costi di struttura attraverso la creazione della "redazione unica"; siamo stati noi, negli anni, sempre inascoltati, a sollecitare l'applicazione di quell'accordo e di quella riforma; siamo ancora noi, oggi, a chiedere al presidente Amato (e ai vertici tutti della Treccani, stabilmente insediati da molti anni), come mai quell'accordo del 1998, che in anticipo sulla nascita di Wikipedia avrebbe fatto della Treccani la prima enciclopedia italiana on line, è rimasto tenacemente, pervicacemente lettera morta".

15 Dicembre 2010