Lavoro: in Italia più addetti nei servizi innovativi ma meno occupati nell'IT

ITALIA

Confindustria Servizi segnala 50mila nuovi lavoratori (+2,1%) nel primo semestre 2010, ma Assintel mette in guardia sull'aumento del popolo delle partite Iva nel comparto IT

di Mila Fiordalisi
Luci e ombre per l'occupazione nel comparto Ict e servizi innovativi. Mentre secondo Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici il settore di riferimento è tornato a crescere generando un +2,1% di nuova occupazione (per un totale di 50mila addetti) nei primi sei mesi dell'anno, Assintel evidenzia una moria di aziende IT con consenguente emorragia occupazionale.

Partiamo dalle buone notizie: secondo Confindustria Servizi il comparto dei servizi innovativi ha registrato un andamento occupazionale migliori della media nazionale. Il primo semestre si è chiuso infatto con un calo dello 0,9% nel settore dei servizi e del 5,4% in quello dell'industria.


E’ la prima volta dalla fine del 2007 - segnala Confindustria Servizi - che, nei servizi innovativi e tecnologici, si assiste a due trimestri consecutivi di crescita occupazionale, la quale risulta trainata dalla componente “indipendenti”, la più penalizzata dalla crisi, che invece ha raggiunto un picco di +5,4% nel secondo trimestre 2010, dopo aver segnato +1,0% il trimestre precedente, mentre il lavoro dipendente segna ancora una lieve flessione (-0,3% nel secondo trimestre 2010). A livello territoriale la crescita è guidata dalle regioni del Nordovest con + 8,9%, seguite da quelle Nordest con +7,1%, dal Centro con +2,0%, mentre per il Sud l’occupazione continua a calare segnando -4,7%.

Nel corso del 2010 il clima di fiducia delle imprese dei servizi innovativi è risalito grazie alle aspettative sugli ordini, collegate alla ripresa internazionale. Nonostante l’indice abbia registrato un calo nel secondo e terzo trimestre dell’anno, attestandosi comunque su livelli più elevati rispetto al 2009, le previsioni per il quarto trimestre indicano una chiusura stimata intorno a quota 100, ancora lontani quindi dai livelli pre-crisi di almeno una decina di punti, ma in recupero rispetto ai picchi negativi di 15-20 di punti.
Altro indicatore positivo è fornito dagli investimenti pubblicitari, in crescita da gennaio ad agosto 2010 del 5% circa rispetto allo stesso periodo del 2009: in particolare corrono internet (+18%), le radio (+13%) e le TV (+8%).

“La crescita dell’occupazione nel nostro settore– afferma Ennio Lucarelli, vicepresidente vicario di Confindustria Servizi innovativi e tecnologici – è un segnale positivo per le prospettive di ripresa dell’intera economia italiana. Si tratta, infatti, di un fenomeno legato soprattutto al rilancio delle esportazioni che impone, alle imprese impegnate a competere sui mercati esteri, l’adozione di nuovi modelli di business, di piattaforme e architetture IT innovative, di nuovi progetti di marketing. Da qui l’esigenza di ricorrere alla consulenza specializzata e alle alte professionalità che caratterizzano i servizi innovativi e tecnologici. Ciò significa che, da parte delle imprese più avanzate del Made in Italy, è in atto un cambio di modello di competitività, basato prevalentemente sul ricorso all’innovazione. Un modello che va sostenuto e diffuso incentivando l’evoluzione digitale dei distretti, delle reti d’imprese e delle filiere”.

Decisamente sconfortante invece il quadro emerso dall’“Osservatorio dei profili professionali nell’IT” appena reso noto da Assintel e realizzato in collaborazione con Camera di Commercio di Milano, Aica, itSMF, Idc, Od&m, GiGroup e Careerbuilder. Calo persistente della domanda, ricerca estrema dell’efficienza, crollo delle tariffe professionali, ristrutturazione dell’offerta, riduzione di risorse per l’innovazione: sono questi, gli ostacoli sul cammino nazionale dell’IT. Alta la moria di società di persone e di capitale, mentre crescono le ditte individuali e il popolo delle partite Iva.

Parallelamente - segnala Assintel - calano gli occupati “tradizionali” (-0,9% rispetto al 2009) mentre crescono quelli atipici (+1,4%), a dimostrazione di un mercato poco dinamico, in cui il 71% delle aziende IT è a crescita zero. “L’incessante corsa al ribasso dei prezzi e delle tariffe sta minando alla radice il valore del concetto di qualità, sacrificato in nome del taglio dei costi, degli ordinativi sotto costo, della sopravvivenza”, sottolinea il presidente di Assintel Giorgio Rapari. “Occorre un cambiamento di paradigma, lavorare in ottica sistemica, inaugurare una stagione di coesione, per un nuovo “patto sociale” che sostenga un progetto comune di crescita condivisa”, sottolinea.

La situazione di stallo si riflette anche nelle retribuzioni, che salgono meno dell’1,5%, quasi esclusivamente per via degli aumenti programmati dai contratti collettivi di categoria. Assintel segnala inoltre che gli stipendi medi nelle aziende dell’Ict sono inferiori (dal 5% all’8%) rispetto ad altri comparti. Va male anche sul fronte delle attività di formazione che non vengono percepite, in particolare dalle aziende di più piccola dimensione, come investimento. L’IT training & Education cala nel 2010 del -4,4%.. “Tagliare la formazione e non puntare sull’evoluzione delle conoscenze - conclude Rapari - è come bruciare il proprio territorio, pensando all’oggi senza vedere che c’è un domani”.

15 Dicembre 2010