Confindustria: Ict leva di crescita. Ma l'Italia è in forte ritardo

CONFINDUSTRIA

Il Centro studi ipotizza un aumento del Pil del 4% con una politica di investimenti nelle nuove tecnologie per i prossimi cinque anni. "Ma è necessaria la banda larga". Marcegaglia: "Il 57% delle aziende non coglie i vantaggi legati agli investimenti in Information technology"

di Federica Meta e Paolo Anastasio
“Se nel decennio prima della crisi 1997-2007 il capitale Ict fosse cresciuto in Italia allo stesso tasso con il quale è cresciuto nel paese in cui è cresciuto maggiormente, ovvero il Regno Unito (15,7% annuo contro il 10,3% italiano), il suo contributo alla crescita del valore aggiunto sarebbe stato di 7,1 punti percentuali”. A dirlo il Centro studi di Confindustria che dedica al tema dell'innovazione tecnologica il rapporto “Scenari economici” di dicembre.

“In prospettiva - prevede lo studio - se nei prossimi 5 anni si realizzassero investimenti tali da portare l’intensità del capitale Ict sui livelli di quelli odierni del Regno Unito, assumendo che il capitale non Ict cresca in Italia allo stesso tasso con il quale è cresciuto in passato, questo genererebbe una crescita del valore aggiunto di circa 4 punti percentuali”. E, considerando che dal 2002 al 2007 la crescita complessiva del Pil italiano è stata del 5,8%, si tratta di un contributo molto rilevante.

Ma come si potrebbe superare l’impasse? Secondo gli esperti di Confindustria la chiave di volta sta nell’introduzione, da parte delle imprese, di cambiamenti organizzativi complementari all’adozione delle Ict che ne moltiplicano gli effetti: convertendo tutti i processi aziendali da tradizionali a digitali, favorendo l’accesso ai dati che riguardano l’impresa a un insieme più ampio di lavoratori, decentralizzando l’autorità e rendendo le gerarchie interne più piatte, premiando il merito e non l’anzianità dei lavoratori e, infine, favorendo l’accumulazione di capitale umano interno.

In questo senso diventa dirimente “la variabile banda larga. In Italia il tasso di penetrazione del broadband è però inferiore a quello della media Ocse: il numero di connessioni da rete fissa è 20 ogni 100 abitanti, contro le 30 di Francia e Germania.

Per superare le criticità del rame si potrebbero sfruttare le potenzialità della rete in fibra ottica ma “manca quasi completamente la copertura del cosiddetto ultimo miglio” si legge nello studio, che fa riferimento anche al memorandum di intesa firmato di recente al tavolo del ministero dello Sviluppo economico e le telco per la realizzazione di una rete di nuova generazione. “Si tratta di un primo passo potenzialmente positivo, ma per ora non sono chiari né gli obiettivi in termini di percentuale della popolazione da raggiungere e di capacità, né l'ammontare delle risorse da destinare all'operazione”.

In conclusione “un maggiore utilizzo delle potenzialità della rete, per il quale la disponibilità della banda larga è una precondizione, permette alle imprese di sfruttare le Ict sia per migliorare la propria organizzazione interna, sia per interagire in modo più efficiente con clienti, fornitori e pubblica amministrazione”.

La corsa a ostacoli dell'Ict, secondo un sondaggio del Centro studi di Confindustria, vede la scarsità di infrastrutture al top per il 70% delle aziende, mentre per il 57% delle aziende il problema principale è l'inconsapevolezza degli imprenditori, che non capiscono i vantaggi legati agli investimenti in Ict. Per il 10% delle aziende, poi, è difficile trovare personale compentente sul fronte tecnologico e per il 52% i cambiamenti organizzativi costano troppo.

Il computer è diffuso nella stragrande maggiornaza delle aziende, ma soltanto una piccola parte dei lavoratori ha accesso ai pc. Soltanto il 6% delle aziende manifatturiere usa l'e-commerce nel nostro paese, a fronte di una media Ue del 17%.

"Il ruolo dell'università in Italia deve cambiare - ha detto Francesco Profumo, Rettore del Politecnico di Torino - L'insegnamento ex cathedra è morto, gli studenti hanno bisogno di imparare strutture logico-deduttive, il tema del cyberspazio è centrale per la creazione di una nuova classe dirigente". L'università, secondo Profumo, si deve trasformare in una "Knowledge factory", un'ibridazione di saperi "condivisi con gli studenti - aggiunge il Rettore - che spesso ne sanno molto di più dei professori. Gli studenti sono ormai nativi di internet".

Per riprendere il cammino dello sviluppo, le imprese di casa nostra dovrebbero innestare nell'Ict le competenze tipicamente italiane: "Gusto, sensibilità, estetica, attenzione ai desideri", aggiunge Profumo, precisando che soltanto così il nostro paese potrà tenere il passo di economie che per capacità di produzione e crescita sono in grado di "copiare i saperi in maniera molto più rapida di noi".

L'ambasciatore americano David Thorne ha detto che per uscire dalla crisi "l'Italia deve puntare sull'Ict abbattendo la burocrazia e puntando sulla flessibilità - ha detto Thorne - la situazione in Italia è preoccupante: nel 2009 soltanto il 3% del Pil è stato investito in Ict a fronte del 9% in Gran Bretagna e dell'8% in Germania". La creazione di una rete a banda larga è fondamentale, ma non basta "bisogna ridurre i vincoli per le aziende", aggiunge l'ambasciatore. "Soltanto il 10% degli italiani fa acquisti online, a fronte del 55% in Gran Bretagna e Germania", dice l'ambasciatore statunitense, che sottolinea un'anomalia tutta italiana: "Soltanto il 50% degli italiani usa internet - dice Thorne - ma 17 milioni di italiani usano Facebook". In tutto questo, le imprese sono indietro sul fronte digitale, un gap che gli Usa "vogliono contribuire a ridurre - chiude Thorne - collaborando con Confindustria e con il Governo per promuovere gli investimenti nel settore Ict".

E mentre Paolo Gentiloni, deputato del Pd punta sulla necessità che l'Italia si munisca di una "agenda digitale nazionale - dice - con obiettivi ben definiti, come del resto hanno diversi paesi euroei fra cui ad esempio la Grecia", il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia sottolinea che "maggiori investimenti in Ict sono importanti, ma da soli non bastano - dice - c'è un problema sul fronte della domanda: se il 57% delle imprese non coglie i vantaggi legati agli investimenti in Ict, c'è un problema forte di consapevolezza che va superato di pari passo con le riforme necessarie per superare la crisi".

16 Dicembre 2010