Wall Street non piace alle net company

FINANZA

Facebook, Twitter e Zynga i big della Rete che non hanno fretta di collocare i loro titoli. Quotarsi al Nasdaq costa caro, ma la Sec apre un’inchiesta sugli scambi delle start up

di Paolo Anastasio
Boom di scambi sul “mercato grigio” americano dei titoli hi tech, dove i big della Rete, Facebook in testa, fanno proseliti sulle ali di quotazioni stellari. Ma lo sbarco a Wall Street non è più il sogno delle net company. Sbarcare al Nasdaq oppure al Nyse (New York stock exchange) costa salato: 5 milioni di dollari all’anno la somma da accantonare per accedere in Borsa e sottostare ai vincoli stringenti della Sec, la Consob americana.

E così i titoli di Facebook, re dei social network, Zynga (social games online), Twitter (messaggi di massa), eHarmony (incontri di cuori solitari), Linden Lab (mondo virtuale in stile Second Life) spopolano su Secondmarket.com e Sharepost.com, le piattaforme dove si scambiano i titoli delle start up non quotate e più promettenti. Scambi riservati a pochi privilegiati, dirigenti e insider delle aziende, detentori di stock option e grandi investitori, come nel caso di Goldman Sachs che un paio di settimane fa ha versato circa 500 milioni di dollari nelle casse di Facebook.

“Un nuovo modo di diventare un’azienda “pubblica”, quindi accedere ai capitali forniti da un’ampia gamma di investitori senza dover lanciare una Ipo (Initial public offering)”. Lo scrive il CorrierEconomia, mettendo in fila i big di Internet, Facebook in testa, che non hanno fretta di debuttare in Borsa.

Intanto, le quotazioni implicite delle net company scambiate nell’ombra volano: Facebook è valutata 56,7 miliardi di dollari, il prezzo d’acquisto per azione sul mercato grigio è di 25 dollari; Zynga vale 4,9 miliardi di dollari, prezzo per azione 16 dollari; Twitter vale 4,92 miliardi, prezzo per azione 22 dollari; LinkedIn, il social network riservato ai professionisti desiderosi di cambiare lavoro, vale 2,23 miliardi di dollari, il titolo è scambiato a 23 dollari; eHarmony vale 570 milioni di dollari, prezzo d’acquisto 10 dollari; Linden Lab, infine, vale 190 milioni di dollari, scambiato a 2,9 dollari.

Il rischio di una nuova bolla di Internet, dopo quella del 2000 c’è. Anche se, diversamente da allora, i player coinvolti nel mercato grigio sono le grosse banche, come Goldman Sachs e i suoi clienti, in grado di valutare i rischi meglio degli “smanettoni” coinvolti nel crac dei titoli tecnologici di dieci anni fa.

La Sec, che vigila da vicino sul mercato grigio, ha aperto un’inchiesta sugli scambi sostenuti che riguardano le start up non quotate ufficialmente. Alla fine le net company saranno costrette a quotarsi, proprio perché gli investitori vogliono incassare le loro quote. Una società privata, infine, quando supera la soglia dei 500 azionisti, è costretta a quotarsi con un’Ipo.

L’unica società propensa al debutto in Borsa entro il 2011 è LinkedIn, mentre Facebook frena, finché può, forte di una valutazione vicina ai 60 miliardi di dollari, calcolata sulla base di 100 dollari per ognuno dei 600 milioni di utenti registrati.

10 Gennaio 2011