Pubblicità, Facebook non scalfisce Google

ADVERTISING

Webtrends: tempo di vita troppo breve per i banner degli inserzionisti sul social network rispetto alle ads pubblicate sul motore di ricerca. La percentuale di click si dimezza in due giorni

di Paolo Anastasio
La scorsa settimana il Ceo uscente di Google, Eric Schmidt, ha bocciato l’idea che Facebook sia il maggior competitor del motore di ricerca. Motivo? La pubblicità su Facebook non incide sulle inserzioni pubblicitarie di Google, secondo un studio condotto da Webtrends.

Il report sulla pubblicità online conferma in parte l’opinione di Schmidt: gli utenti spengono molto più rapidamente le pubblicità che compaiono su Facebook di quanto non facciano con quelle che compaiono sulle pagine di Google.
Lo studio condotto su un campione di 1.500 campagne pubblicitarie su Facebook, 11mila pubblicità in tutto, rileva che la percentuale di click si dimezza in appena due giorni. In altre parole, clickata una pubblicità un paio di volte gli utenti non hanno più voglia di vederla. Il declino dei click continua poi inesorabilmente, finché raggiunge livelli talmente bassi che Facebook rimuove la pubblicità e l’inserzionista deve ripartire daccapo.

Gli inserzionisti possono ridurre il problema utilizzando “frend of fan”, uno strumento che consente di indirizzare pubblicità mirate alla lista degli amici (di Facebook ndr) che hanno cliccato su una pubblicità. In questo modo il tempo di vita delle pubblicità aumenta tre volte in più rispetto alla media, ma alla fine gli utenti si stancano di cliccare nel giro di una o due settimane.

Al contrario, la pubblicità su un motore di ricerca può durare per settimane e mesi senza cambiamenti. Ciò avviene perché la pubblicità spunta sullo schermo soltanto quando gli internauti cercano parole (keywords) associate alla pubblicità. In questo modo la stessa pubblicità continua a circolare fra persone che non l’hanno mai vista in precedenza. Il trucco con la pubblicità sui motori di ricerca non riguarda la ricerca di nuovi spt pubblicitari per attrarre l’utenza. Il trucco della pubblicità su Google è comprare le “keyword” giuste al momento giusto.

Così, in questo senso Schmidt ha ragione: le pubblicità su Facebook sono più simili a pubblicità tradizionali (display advertising). Ma anche Google è forte in questo segmento pubblicitario, in più però può contare sulla carenza dei budget pubblicitari, per cui gli inserzionisti investono dove arrivano i risultati migliori.

01 Febbraio 2011