Innovazione, Italia in ritardo. Brevetti in difficoltà

LA PAGELLA

Secondo l'Innovation Union Scoreboard elaborato dalla Ue il nostro Paese è al di sotto media europea per quel che riguarda competitività, utilizzo di venture capital e spesa per R&S. Lucarelli (Csit): "Per colmare il gap liberalizzare professioni e mercato dei servizi"

di Federica Meta
È un'Italia “moderatamente” innovatrice quella che emerge dalla prima edizione dello Ius (Innovation Union Scoreboard) elaborato dalla Commissione europea e che dà la pagella alle economie degli Stati membri, analizzandone le performance dal 2007 al 2009.

Nel capitolo dedicato al nostro Paese, Bruxelles sottolinea come, nonostante abbia fatto dei passi avanti, l’Italia sia indietro rispetto alle media Ue in quasi tutti gli indicatori, tra cui competitività e ricerca e sviluppo, venture capital e spesa pubblica in ricerca e sviluppo. In chiaroscuro il versante dei brevetti dove, se è vero che possiamo vantare un’eccellente “comunità di creativi", siamo indietro rispetto alla loro attuazione, con pesanti ripercussioni sull'export ad alto valore aggiunto e sui profitti verso i mercati emergenti.

Meglio per quel che riguarda i brand che si sono rafforzati del 13,5% (anche se restano ancora sotto la media Ue) anno su anno. A commentare il quadro è Antonio Tajani, commissario all’Industria: “La politica industriale è determinante ma dobbiamo anche considerare che anche le idee sono innovazione. E noi siamo i primi nel mondo nella moda, nel design. E anche nella scelta di puntare sulle reti d'impresa – ricorda - In questo senso serve una svolta radicale che punti allo sviluppo di un forte sistema di distretti che impedisca la fuga di cervelli oltre-confine e, allo stesso tempo, ne attragga dall’estero”.

Ecco nel dettaglio la pagella data da Bruxelles:
Leader dell'innovazione: Danimarca, Finlandia, Germania e Svezia presentano risultati molto al di sopra della media dell'Ue-27.
Paesi che tengono il passo: Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Slovenia e Regno Unito presentano risultati che si avvicinano alla media dell'Ue-27.
Innovatori moderati: i risultati di Croazia, Repubblica ceca, Grecia, Ungheria, Italia, Malta, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Spagna sono inferiori alla media dell'Ue-27.
Paesi in ritardo: i risultati di Bulgaria, Lettonia, Lituania e Romania sono molto inferiori alla media dell'Ue-27.

“Il ritardo sull’innovazione tecnologica che l’Italia sconta rispetto ai principali paesi europei trova un’importante causa nelle mancate liberalizzazioni e nella carenza di una politica per stimolare la concorrenza e la competitività nel settore dei servizi innovativi - spiega Ennio Lucarelli, vicepresidente vicario di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici - ovvero dei Knowledge Intensive Service, fattori sostanziali per incrementare i processi d’innovazione e l’attrattività del Paese”.
Lo studio europeo, infatti, evidenzia che la maggior crescita dell’innovazione, si registra in quei paesi che possono contare su sistemi di ricerca aperti e collaborativi, che hanno saputo valorizzare il loro patrimonio intellettuale sia nel sistema educativo che nei processi di trasmissione del sapere, che nello sviluppo dell'Ict e del trasferimento delle tecnologie, risultando così forti esportatori di servizi ad alta intensità di conoscenza.

“Al contrario nel nostro Paese – sottolinea Lucarelli - abbiamo ancora un sistema della professioni intellettuali ancorato agli assetti corporativi e autoreferenziali del sistema ordinistico, mentre il mercato dei servizi innovativi subisce gravi distorsioni e blocchi dalla presenza di società a capitale pubblico che lavorano per le pubbliche amministrazioni al di fuori della concorrenza e del confronto competitivo, ricorrendo in modo massiccio all’in house, anche fino al 60% com’è il caso di attività altamente innovative quali l’informatica”.

Secondo il vicepresidente di Csit il risultato di questa arretratezza trova una conferma negli indicatori relativi alla capacità delle Pmi di innovare sia collaborando con altri soggetti che ricorrendo a risorse interne. Capacità che appare elevata su entrambi i fronti per quasi tutti i paesi europei avanti nella classifica. Il comportamento delle Pmi italiane, invece, denuncia l’anomalia nei confronto con l'Europa, evidenziando la netta difficoltà da parte di queste imprese ad avvalersi della collaborazione di Università, agenzie, imprese di servizi innovativi, mentre si dimostrano capaci quanto quelle degli altri paesi nel fare innovazione entro i perimetri aziendali.

“Questi risultati – conclude Lucarelli - indicano come le reti di imprese, la digitalizzazione dei distretti, la promozione delle partnership fra industria e servizi innovativi, su cui è fortemente impegnato il sistema confindustriale, costituiscono un’innovazione cruciale per superare le criticità indicate dall’Ue. Ma è indispensabile sostenere questo percorso con una politica di modernizzazione e liberalizzazione dei servizi innovativi, che auspichiamo trovi al più presto le condizioni per essere attuata”.

01 Febbraio 2011