TRIPWIRE. Afghanistan laboratorio hi-tech

TRIPWIRE

di Piero Laporta
La guerra in Afghanistan, più di tutte le precedenti, è un laboratorio hi-tech dove si prepara il futuro. Fra poche settimane entra in linea Gorgon Stare, una dotazione di continuous monitoring con le informazioni real time a tutta la catena decisionale e operativa. Il cuore del sistema è in nove telecamere ad altissima definizione sui velivoli unmanned MQ9Reaper, con una centralina di elaborazione e trasmissione a tutta prova.

Se ne gioverà il soldato che non ha alcuna voglia di sapere che cosa c’è dietro l’angolo; dall’alto glielo dirà Gorgon Stare che, come la mitologica Gorgona paralizzava i nemici, così questa nipotina hi-tech gelerà i talebani in agguato sul nostro soldato.

Stanno già sperimentando un robot sparacchiante a terra. Messo in sistema con la Gorgona consentirà al nostro titubante soldato, accucciato dietro l’angolo, di rimanervi indisturbato finché il robot non avrà bonificato l’area. Eppure una tale guerra appare complessivamente più pericolosa di quelle viste sinora. Non per caso la deterrenza nucleare ha come presupposto che tutte le parti in causa siano mutuamente vulnerabili. D’accordo, ho detto tante volte che non bisogna resistere al progresso e non posso smentirmi ora se esso muta le condizioni della guerra. È un fatto però che dissociando il rischio di ritorsione dall’impiego della forza si sottrae questa a un salutare meccanismo di autolimitazione, piuttosto incoraggiando a usarla in forma indiscriminata. È il crollo d’ogni categoria clausewitziana.

Consoliamoci pensando che la nostra produzione di meccanismi di autoconservazione non finirà con l’arrivo dei robot.

07 Febbraio 2011