FUTURE PROOF. La catena dei valori di Internet

FUTURE PROOF

di Maurizio Decina
È interessante osservare come si articola la catena del valore in Internet ed in particolare come si ripartisce il mercato della Rete tra le imprese e i consumatori. Un recente rapporto di AT Kearney fa riferimento alla classificazione in cinque settori di mercato indicata nella figura e relativa a:
• interfacce d’utente, dispositivi terminali, sistemi operativi, software e applicazioni;
• connettività, reti di accesso fisse e mobili, reti di transito, e reti “core”;
• servizi di tecnologie abilitanti, web hosting, fatturazione e pagamenti, e pubblicità;
• servizi online, comunicazioni, contenuti generali, motori di ricerca, intrattenimento e giochi, transazioni ed e-commerce;
• diritti sui contenuti, posseduti dai media e generati dagli utenti.

AT Kearney fa riferimento al fatturato globale dei vari settori pari a 1.900 miliardi di US$, consolidati nell’anno 2008. La ripartizione dei ricavi è la seguente: servizi online 62%; connettività 17%, interfacce utente 16%, servizi abilitanti 3%, contenuti 2%. Molto importante è la distinzione tra ricavi di tipo globale e ricavi “locali”, dal punto di vista geografico: la connettività è un mercato locale, mentre tutti gli altri quattro settori sono globali. Si osserva in primo luogo che i diritti sui contenuti comportano ben pochi ricavi su Internet. Molto significativo poi è l’indicatore di redditività media degli investimenti nel settore specifico, che in termini di ROCE (return on capital expenditure) si ripartisce così: interfacce utente 25%, servizi online 21%; contenuti 14%. servizi abilitanti 13%, connettività 11%. Gli operatori di servizi online non solo operano su un mercato globale, ma hanno anche una redditività doppia rispetto agli operatori di telecomunicazioni.

Inoltre, risulta che il 62% del mercato complessivo di 1.900 miliardi è costituito da ricavi business e il restante 38% da ricavi consumer. I servizi online rappresentano ben l’80% dei ricavi business, contro il 33% dei ricavi consumer. La connettività, invece, vale soltanto il 10% dei ricavi business, contro il 35% dei ricavi consumer. Queste considerazioni fanno capire perché il modello di erogazione dei servizi IT “as a service” del Cloud Computing è molto attraente e perché tutti vogliono diventare erogatori di servizi Cloud: da Apple, agli operatori di telecomunicazioni. L’erogazione dei servizi online con modalità del tipo Cloud è la vera e propria metafora di Internet.

Gli operatori di telecomunicazioni offrono in aree geografiche limitate servizi di connettività con margini bassi e in calo e sono schiacciati dagli operatori Over The Top (OTT), che, liberi dal peso d’infrastrutture capillari di rete, offrono servizi applicativi online ad alto margine per un mercato globale. D’altro lato anche i produttori di terminali di utente si stanno diversificando verso la fornitura di servizi online grazie alla fidelizzazione dei clienti (vedi Apple Store). Le opposte fazioni si confrontano oggi sul tema della “neutralità della rete”, in un momento cruciale per l’innovazione e la competizione nel mercato della connettività.

Gli operatori di telecomunicazioni devono infatti affrontare nei prossimi dieci anni elevati investimenti sia per le reti ottiche ultrabroadband, che per quelle mobili a larga banda 4G. Il recente accordo annunciato da Verizon e Google conferma le limitazioni all’intervento discriminatorio del traffico Internet da parte degli operatori, ma apre decisamente alla fornitura di servizi a pagamento con qualità garantita (ad es. video).

07 Febbraio 2011