Caos in Nord-Africa. Anie: "A rischio l'elettronica italiana"

ALLARME EXPORT

La situazione di instabilità politica in Libia, Egitto, Tunisia e Algeria potrebbe avere gravi ripercussioni sull'export tricolore. Nel solo 2010 il giro d'affari ha raggiunto 1,3 miliardi di euro

di P.A.
Le recenti manifestazioni di piazza in Egitto, Tunisia, Libia e Algeria che hanno innescato una situazione di instabilità politica "a catena" in quasi tutti i Paesi del Nord Africa - situazione che rischia di ampliarsi a macchia d’olio anche negli Stati mediorientali (Yemen, Bahrein) - destano allarme presso Confindustria Anie (Federazione nazionale imprese elettrotecniche ed elettroniche).

Per le imprese del settore, il Nord Africa rappresenta un importantissimo mercato di sbocco (circa il 10% sul totale esportato a livello mondiale), rivelatosi negli ultimi anni in rapida e significativa espansione, anche durante il periodo più buio della crisi economica.

Negli ultimi 5 anni le esportazioni italiane di tecnologie elettrotecniche ed elettroniche verso i mercati del Nord Africa hanno registrato una crescita cumulata del 64%, raggiungendo a fine 2010 quota 1,3 miliardi di euro.

Può essere pertanto utile fare il punto sulla situazione delle imprese Anie e, più in generale, sullo stato di salute dell’industria elettrotecnica ed elettronica italiana in queste zone, e questo con l’obiettivo di avere maggiore conoscenza dell’ingente patrimonio - in termini di risorse economiche e imprenditoriali - che rischia di essere messo in discussione.

"Nel corso degli anni l’area del Nord Africa ha acquisito sempre più importanza per le esportazioni dei settori Anie – ha detto Guidalberto Guidi, Presidente di Confindustria Anie - Il protrarsi, quando non l’aggravarsi, del preoccupante scenario che si sta delineando all’orizzonte mette a rischio una serie di rapporti economici che si stavano via via consolidando".

"La precarietà della vigente situazione politica – ha specificato Guidi - metterà verosimilmente in discussione i grandi piani di investimento governativi nei settori infrastrutturali più strategici per le nostre aziende (trasporti, energia elettrica, edilizia, telecomunicazioni). Il ricambio politico creerà inoltre problemi per quanto riguarda la nomina dei nuovi vertici alla guida degli enti pubblici - nostri principali committenti per i piani di sviluppo infrastrutturale - e di conseguenza alla messa in discussione delle commesse fino a ora siglate".

"Da non sottovalutare le criticità legate alla presenza stessa delle imprese italiane in questi Paesi – ha proseguito il presidente dell’Anie – che potrebbero risentire fortemente di una rapida battuta d’arresto nelle politiche a favore degli investitori stranieri".

"I disordini ai quali abbiamo assistito in queste ultime settimane – conclude Guidi - hanno comunque già generato un arresto della produzione locale e un fermo degli ordinativi che nel breve-medio periodo potrebbero impattare sul business delle nostre imprese. Anche i pagamenti delle commesse subiranno a ragion veduta dei ritardi".

01 Marzo 2011