TRIPWIRE. Yara e l'hi-tech mal utilizzato

TRIPWIRE

di Piero Laporta
Yara Gambirasio, scomparsa il 26 novembre, trovata cadavere il 27 febbraio a poche centinaia di metri dal comando di Polizia locale; incertezza se la zona sia stata o meno esplorata. Forse non vi sono tecnologie per rintracciare una ragazzina dopo il suo rapimento, forse. Ve n’è tuttavia a iosa per sapere se, dopo tre mesi o trent’ anni, una zona: sia stata esplorata e da chi; sia stata rivisitata o meno da sospettabili. Anche gli adolescenti ormai sanno maneggiare le mappe computerizzate.

Così attrezzati, gli esploratori riferiscono al centro di coordinamento. Le incertezze subito dopo il ritrovamento sono dunque ingiustificate. D’altro canto è comunque vero che, sussistendo una pur remota possibilità che Yara non fosse stata portata lontano, qualcuno avrebbe dovuto muoversi nella scena del delitto per disfarsene, com’è poi accaduto. Una sorveglianza fotografica satellitare - senza strombazzarla alla stampa - sarebbe stata utile; così come avrebbe giovato una rete di telecamere mobili, h24, su furgoni mimetizzati. Non ci sono uomini e risorse? Un poliziotto ogni 150 italiani e 50 miliardi di spesa annua per le polizie tacitino gli scettici.

Quel centro di coordinamento vanta una tecnologia d’avanguardia, non di meno inutile se non si comprende che l’hi-tech non serve per lavorare meno, ma per lavorare più accuratamente. Nel caso della sicurezza del territorio, l’hi-tech ha senso se collega la polizia ad ogni metro quadro. Chi coordinava, che cosa? I casi sono due: o Yara è stata sempre lì o il criminale ve l’ha lasciata quando le ricerche sonnecchiavano. L’hi-tech del centro di coordinamento sarebbe stata speso meglio in beneficenza o banchetti.

07 Marzo 2011