Roggero (Fujitsu): "L'IT italiano al collasso. Altro che ripresa"

MERCATI

L'Ad della filiale italiana considera la PA un freno all'innovazione, ma il vero ostacolo sul cammino è la mancanza di una strategia chiara e di un piano di investimenti per l'Ict

di Mario Sette
Il mercato IT in risalita? Niente affatto. E l' "ottimismo" che in parte trapela dal Rapporto Assinform non corrisponde alla realtà dei fatti. Questo in sintesi il pensiero di Pierfilippo Roggero, Senior Vice President, Southern & Western Europe di Fujitsu e Ad e Presidente di Fujitsu Italia.

"Dal mio punto di vista, posso solo notare un mercato IT che in Italia è decisamente non in linea con quanto emerge nei recenti dati rilasciati da Assinform - puntualizza Roggero -. L’Italia è sempre nelle ultime posizioni in merito agli investimenti in tecnologia e continua a non reggere il confronto con le altre nazioni della Ue". I motivi secondo Roggero sono da attribuire "alla lentezza della Pubblica Amministrazione che non compie mai dei passi decisivi verso l’innovazione tecnologica, ma anche alla mancanza di una strategia chiara e di un piano di investimenti definito e funzionale verso l’Ict" "Manca una vera focalizzazione da parte delle associazioni di categoria sullo sviluppo innovativo del nostro Paese - aggiunge - che non può essere raggiunto solamente incrementando l'occupazione qualificata o incentivando lo sviluppo del ‘made in Italy tecnologico a supporto dell'export e dell'innovazione dell'industria e dei servizi".

Secondo Roggero "bisogna creare le condizioni per far si che l’Italia ritrovi competitività e ritorni ad essere appetibile per i capitali provenienti dall’estero. La perdita di competitività dell’Italia è soprattutto un tema di innovazione. Non c’è un vero recupero di efficienza nel Sistema Paese, il che si riflette su mille decisioni imprenditoriali. In un mondo globalizzato è chiaro a tutti che il ruolo delle aziende multinazionali è sempre più marcato. Le dimensioni dell’investimento diretto estero in Italia sono storicamente importanti. Dagli anni Cinquanta in poi si è creato uno stock di investimento che si è rafforzato con il miracolo economico. Ma questa massa di investimento è invecchiata, si è ridotta, ed è oggi minacciata dalle decisioni di investire altrove. Purtroppo, lo scenario in cui ci troviamo è quello di un’Italia arretrata dal punto di vista della tecnologia. Un Paese che al momento non ha più le condizioni di sistema per attirare capitali stranieri”.

11 Marzo 2011