TRIPWIRE. Quei vigili poco hi-tech

TRIPWIRE

di Piero Laporta
Un signore presta l’auto a un parente di primo grado. Questi viene fermato dalla polizia municipale della Capitale. Il controllo sembra superato: libretto, patente, assicurazione, bollino blu, tutto ok; persino la cintura di sicurezza è ben salda intorno al nostro lettore. Il vigile, un po’ deluso, non demorde:“Il contratto dell’assicurazione?”. Il nostro automobilista non lo trova fra i documenti e chiama sul cellulare il proprietario che però non risponde. Scoprirà troppo tardi che il contratto era in una tasca particolare. Sono 40 euro di multa.

Va bene, paghiamo e non se ne parli più. Eh, no, non basta, puntualizza il vigile, entro cinque giorni, lei personalmente, deve mostrare il contratto originale a una stazione di vigili. Il nostro lettore deve partire da Roma l’indomani mattina. Propone:”Viene un’altra persona o vi mando un fax”; vogliono lui e l’originale. “Vi mando una e-mail certificata con l’immagine a colori del contratto”; non sanno di che si parla. “Voi avete accesso” osserva il malcapitato “alle banche dati delle assicurazioni. Avete la targa e i dati del proprietario, quindi verificate online se il contratto esiste ed è valido”.

E-mail certificata? Banche dati? Verifiche online? I vigili guardano il nostro lettore con un’inconfondibile quanto sinistra luce negli occhi. “Si presenti entro 5 giorni, lei di persona, altrimenti altri 200 euro di multa” e gli consegnano l’ingiunzione. Il nostro l’indomani parte, per poi tornare e presentare il documento. Due giorni di lavoro buttati, più spese di viaggio. Nel portale del “Progetto Millennium” di Roma Capitale non si parla di rimedi alle procedure di controllo medievali. Nel 2011, a Roma Capitale, provincia di Dar es Salam.

21 Marzo 2011