Grieco (Ad Olivetti): "Con l'Olipad batteremo la concorrenza"

L'INTERVISTA

Sono i servizi personalizzati il fiore all'occhiello della tavoletta made in Italy che si prepara a sbarcare anche in Sud America

di Matteo Buffolo
Se la mobilità è sempre più importante, tanto nel mondo business che in quello consumer, Olivetti, nella sua strada verso il risanamento, vuole giocare un ruolo da protagonista.
È per questo che - come già annunciato l’anno scorso - la controllata di Telecom Italia ha investito con determinazione nella creazione di un tablet, l’Olipad, che propone sul mercato a un prezzo competitivo con obiettivi sfidanti, ovvero arrivare a 100mila pezzi nel 2011, divisi in maniera sostanzialmente equa fra mercato business e mercato consumer. Il Corriere delle Comunicazioni ha parlato di queste novità con l’amministratore delegato della casa di Ivrea, Patrizia Grieco.

Dottoressa Grieco, in che strategia si inserisce il lancio di Olipad?
È un tassello nella strategia di riposizionamento che Olivetti ha iniziato nel 2009, ovvero quella di posizionarsi non solo come venditore di hardware ma come solution provider. Si tratta di fornire al mercato sia device che applicazioni, utilizzando il terminale proprio per abilitarle.

Perché proprio un tablet?
È lo strumento per eccellenza per fruire di applicazioni in mobilità e non solo per il mondo consumer, ma anche e soprattutto per il mondo business. Penso, ad esempio, alle forze di vendita o alle persone impiegate in attività di manutenzione.

Quali sono le specificità di questo progetto?
Innanzitutto abbiamo cercato di differenziarci come posizionamento, sia dal punto di vista del prezzo, che è significativamente inferiore alla concorrenza, sia nella caratterizzazione. E ci tengo a precisare che il prezzo è più basso anche a parità di prestazioni: certe scelte, come l’utilizzo del dual core, sono state fatte già un anno fa. È importante arrivare in tempo sul mercato con un prodotto che sia capace di rispondere alle esigenze dei clienti momento per momento.

Considerato che l’Olipad è costruito all’estero, come Olivetti cosa ci avete messo?
Come il 98% dell’elettronica anche il nostro tablet viene assemblato nel Far East, ma questo non mi sembra rilevante: noi ci abbiamo messo la nostra capacità industriale, lo abbiamo ingegnerizzato, abbiamo formato circa 15 persone della nostra forza sviluppo per farle lavorare sul sistema operativo Android di Google, per fare scouting, per studiare le architetture. Poi, per le imprese, c’è la personalizzazione, sia hardware sia software e il tema dell’assistenza tecnica, che non è una questione banale per il mondo business.

Che obiettivi vi ponete? Quanti pezzi puntate a vendere e quale sarà il peso del settore consumer?
Se prendo come riferimento i numeri previsti per il mercato italiano dei tablet per il 2011, ovvero circa 1,5 milioni di pezzi, penso che un obiettivo sfidante, ma alla nostra portata possa essere 100mila pezzi. Per quanto riguarda la distribuzione fra mondo degli affari e utenti finali, penso che una divisione a metà sia una proporzione ragionevole, grazie alla spinta che sul mercato consumer arriva da Telecom Italia. Poi c’è da considerare che in questo momento l’Olipad è fra i primi prodotti nel suo genere lanciato sul mercato domestico italiano e che guardiamo anche ad altri Paesi, partendo in particolare dal Sud America, dove il brand Olivetti è molto conosciuto e molto forte.

E dal punto di vista dei risultati che spinta può darvi?
Ci aiuterà come ci sta aiutando tutta la nostra nuova strategia di riposizionamento come solution provider. Nel 2010 abbiamo registrato una crescita dei ricavi del 12% che dimostra come questa strategia sia corretta: abbiamo bisogno di crescere rispetto al calo fisiologico di prodotti come i fax. E Olipad ci aiuterà in questo senso.

21 Marzo 2011