All'università di Trento si studia e-criminology

PROGETTI

Finanziato con 200mila euro dalla Ue il progetto eCrime mira a indagare l'uso delle nuove tecnologie nella lottà alla criminalità. Il coordinatore dell'iniziativa De Nicola: "L'Ict strumento forte contro i reati, non solo online"

di F.M.
Con oltre mille casi recenti, registrati in pochi mesi in Gran Bretagna e gli allarmi lanciati dai noti social network Facebook e Myspace, il fenomeno dei crimini di identità sta raggiungendo dimensioni preoccupanti anchea causa della scarsa informazione e protezione da parte di cittadini, aziende e istituzioni. Con tecniche di acquisizione dei dati personali sempre più veloci e raffinate, la frode online ha caratteristiche particolari che la rendono insidiosa per chi naviga nella rete. Oltre al danno economico - si stimano oltre 210 milioni di euro solo nel 2010 - crescono anche i casi di adescamento e stalking con ripercussioni indirette, spesso pesanti, dal punto di vista emotivo, psicologico e persino giuridico.

Per studiare problemi come quello del furto online di identità è nato presso l'Università di Trento un nuovo gruppo di ricerca sulla eCriminology nell'ambito del Dipartimento di Scienze Giuridiche. Il gruppo “eCrime” è una rete di ricercatori che lavorano per coniugare la criminologia tradizionale con le nuove competenze in materia di Ict (Information and Communication Technology). Il loro lavoro si occuperà di analizzare i reati connessi all'informatica e alle moderne modalità di commissione di delitti "classici", ma anche di studiare nel dettaglio autori e vittime di reato all'epoca della società dell'informazione. L'attività di ricerca del gruppo, particolarmente innovativa, si occuperà di affrontare l'evoluzione dei metodi e delle tecniche di ricerca della eCriminology, elaborando strategie di prevenzione di questi crimini e individuando le fonti di informazione attraverso le nuove tecnologie dell'Ict. Un campo aperto dove la sociologia della devianza s'interseca con il diritto, la statistica e la scienza dell'informazione.

Proprio su questo importante tema, in questi giorni, il gruppo eCrime si è aggiudicato un progetto di ricerca europeo sui crimini di identità, finanziato Commissione europea nell'ambito di un vasto programma di prevenzione e lotta alla criminalità. I risultati serviranno a comprendere meglio un fenomeno diffuso quanto poco conosciuto, le frodi in danno dell'identità, che avvengono quando qualcuno usurpa l'identità altrui per ricevere un vantaggio illecito.

Il progetto, triennale, coordinato da eCrime e condotto in collaborazione con RiSsc-Centro Ricerche e Studi su Sicurezza e Criminalità, realizzerà e testerà moduli di raccolta dati via web sui crimini di identità, contro le persone e contro le aziende, che dovrebbero diventare la base di un modello di raccolta dati europeo. Svilupperà e fornirà alle aziende anche un sistema informativo di alert per la prevenzione dei crimini di identità e dei reati connessi ai danni delle imprese. La ricerca è stata finanziata dall'Unione europea con 200mila euro e riceverà ulteriori contributi da importanti aziende telefoniche nazionali - Telecom, Vodafone, Wind - e dal Consorzio per la Tutela del Credito, che hanno deciso di fare parte dello studio viste le ricadute che potrebbe avere sulla prevenzione dei furti di identità. Anche il Ministero dell'Economia e delle Finanze (Ufficio Centrale Antifrode dei Mezzi di Pagamento) sarà coinvolto.
Quella che viene definita eCriminology rappresenta l'evoluzione della criminologia nel XXI secolo. Un modo nuovo di fare ricerca criminologica che coinvolge strumenti e discipline diverse. “Non ci occuperemo soltanto di criminalità informatica o di reati vecchi perpetrati con strumenti nuovi, come il cyber-riciclaggio o la pedopornografia online - commenta Andrea Di Nicola, coordinatore del nuovo gruppo di ricerca e docente di criminologia alla Facoltà di Giurisprudenza - ma analizzeremo anche come la società dell'informazione, pervasiva, stia cambiando i comportamenti criminali e il modo di organizzarli e quelli delle vittime. Studieremo come le risposte alla delinquenza potranno essere sempre più efficaci grazie alle tecnologie Ict e affronteremo la criminalità con strumenti innovativi e con un approccio interdisciplinare che combinerà criminologia, diritto, statistica, scienza dell'informazione. Oggi le tecnologie possono aiutare a studiare le reti criminali con l'obiettivo di prevedere le concentrazioni della criminalità in aree del tessuto urbano, anticipare le risposte e persino evitare il verificarsi di atti terroristici”.

“Non tutta la criminalità e non tutte le risposte alla criminalità possono ovviamente essere trovate nelle nuove tecnologie - aggiunge Di Nicola. «L'incontro tra esse e la criminologia rappresenta però un potente strumento di analisi e di contrasto e un'area di ricerca innovativa. Rendere più efficiente la giustizia richiede uno sforzo d'informatizzazione, che ci porterà verso la eJustice, la giustizia elettronica. Le soluzioni Ict consentiranno sempre più di identificare, raccogliere, organizzare e diffondere in modo più efficiente attraverso il web dati sulla criminalità da usare per la sicurezza nazionale, urbana e aziendale”.

Il neocostituito gruppo di ricerca integra le competenze di varie aree disciplinari presenti nell'ateneo trentino, utili ad affrontare da varie angolazioni l'ambito criminologico. Tra i membri interni all'Università di Trento, anche il professor Giuseppe Espa (Facoltà di Economia) e il professor Fausto Giunchiglia (Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali). La rete di ricerca si estende anche in ambito internazionale grazie alle importanti collaborazioni con ricercatori stranieri molto quotati nel campo, tra cui il professor Carlo Morselli dell'Università di Montreal (Canada), uno dei massimi esperti al mondo di analisi delle reti criminali, e il professor Damián Zaitch dell'Università di Utrecht (Olanda), tra i pionieri degli studi criminologici etnografici via web.

18 Marzo 2011