TRIPWIRE. L'hi-tech cinese che fa paura

TRIPWIRE

di Piero Laporta
Le autorità cinesi mapperanno i 17 milioni di cellulari di Pechino, triangolando con le celle telefoniche, per regolare il traffico privato e pubblico. Si levano le consuete litanie sul Grande Fratello con occhi a mandorla, sebbene da noi tali tecnologie siano ben più avanzate, invasive e talvolta feroci. In Occidente la navigazione di precisione (l’altra faccia della tracciabilità) non ha più il vincolo Gcp (Ground Control Point), integrando il Dgps (Differential Global Positioning System) e l’Ins (Inertial Navigation System). Tripwire scrisse anni fa che i soldati Usa danno e ricevono dati informativi in tempo reale, insieme a immagini ad alta definizione su schermi palmari od olografici.

Pechino è lontana dai risultati statunitensi ma può “georeferenziare” a scopo difensivo il proprio territorio. Ricordiamo che “georeferenziare” è una delle missioni prioritarie delle forze speciali, per designare gli obiettivi di bombe e missili intelligenti, introducendosi nelle zone da assaltare prima dell’avvio ufficiale delle operazioni militari, utilizzando tutte le informazioni (immagini raster, relativi pixel ed elementi vettoriali). A quelli che si preoccupano di Pechino, ricordiamo che Google Maps è un sistema georeferenziato.
Nel frattempo gli Usa s’avvedono che l’hi-tech militare è utile solo se vi sono soldati in quantità, come capita alla Cina. Sono qui le inquietudini, sapendo che la mappa georeferenziata non basta per la guerra?
In quanto a noi, correva luglio 2010, il Campidoglio assicurò che avremmo dimenticato le code e trovato i parcheggi grazie agli smartphone georeferenziati con sensori intelligenti. E se Pechino arrivasse prima?

18 Aprile 2011