Guerra dei brevetti, Microsoft vuole nuove regole

STRATEGIE

Redmond chiederà alla Corte Suprema Usa di semplificare la procedura per invalidare un brevetto. D'accordo i colossi hitech come Google e Apple, contrari l'amministrazione Obama, il venture capital e i colossi dei farmaci

di Patrizia Licata
Microsoft vuole regole più morbide sulla protezione dei brevetti, con la possibilità di invalidarli se riconosciuti non veramente innovativi. Il colosso di Redmond ha intenzione di chiedere alla Corte Suprema degli Stati Uniti di semplificare la procedura con cui un'azienda può contestare la validità di un brevetto, venendo incontro alle esigenze non solo di molte aziende tecnologiche ma anche delle società che producono farmaci generici. La crociata di Microsoft divide tuttavia la business community, perché se big come Google e Apple sono a fianco di Redmond, i grandi marchi dei farmaci e colossi come General Electric criticano la crociata del colosso del software, sostenendo che se la Corte Suprema modificherà le regole vigenti come richiesto verranno indeboliti gli strumenti che oggi proteggono i brevetti, disincentivando l’innovazione.

Microsoft contesta le precedenti sentenze della Corte Suprema e chiede che giurie e giudici siano messi in grado di invalidare i brevetti se vengono addotte prove schiaccianti che spingono a decidere in tal senso. Questo dovrebbe accadere almeno nei casi in cui l’accusato adduce nuove prove secondo cui un brevetto non avrebbe dovuto essere concesso fin dal principio.

Microsoft vorrebbe risolvere così la disputa con la canadese i4i che la vede protagonista e che riguarda il suo programma Word. La causa è stata intentata nel 2007 dalla società tecnologica di Toronto, che ha convinto la giuria che Microsoft Word violava uno dei suoi brevetti relativi alla modifica dei documenti. I4i ha ottenuto una sentenza da 290 milioni dollari contro Microsoft e un'ingiunzione che vieta la vendita di alcune versioni di Word che violerebbero questo brevetto. Una corte federale d'appello ha confermato la sentenza, respingendo l'argomento presentato dai legali di Microsoft secondo cui il brevetto non era valido perché l'invenzione di i4i non era nuova. Microsoft ha detto di essersi per ora adeguata all'ingiunzione e comunque che Word 2010, la versione più recente del software, non contiene la tecnologia in questione. 
 


"Gli inventori e l’intera società sarebbero danneggiati se la Corte Suprema desse ragione a Microsoft, perché si indebolirebbero i diritti di proprietà su un brevetto, riducendo i vantaggi dell’aver creato innovazione e aumentandone i costi", sostengono 3M Co., Johnson & Johnson, General Electric Co. e altre nove aziende in una nota mandata alla Corte. Altre società invece concordano con la posizione di Microsoft: per loro è necessario riportare equilibrio nel settore dei brevetti, impedendo ad accusatori aggressivi di fare soldi alle spese di grosse aziende ben fornite di contante per presunte violazioni di brevetto. Queste accuse sono spesso basate su brevetti non validi, dicono le aziende favorevoli alla posizione di Microsoft, e ciononostante “vanno difesi con grandi costi e rischi”, come scrivono Google, Verizon Communications e altre 16 compagnie nella loro nota alla Corte.



Molte aziende tecnologiche sono d’accordo con questo punto di vista, tra cui Apple, Cisco Systems, eBay, Facebook e Intel. Anche le banche e le società finanziarie, spesso coinvolte nelle dispute sui brevetti, si sono schierate con Microsoft, così come le aziende dei farmaci generici, che spesso cercano di entrare sul mercato mettendo in dubbio i brevetti detenuti dalle case farmaceutiche più note.

I4i ha replicato nei suoi documenti presentati alla Corte Suprema che Microsoft cerca di ottenere "un cambiamento radicale nella legge sui brevetti, un’area dove dovrebbero regnare stabilità e certezza”. A fianco della società canadese si sono schierate niente di meno che l’amministrazione Obama e le società americane del venture capital, secondo cui un indebolimento della protezione sui brevetti potrebbe far crollare gli investimenti privati.

19 Aprile 2011