Procurement pubblico, le aziende europee: "La Cina ci sbarra le porte"

PROCUREMENT

L'affondo della Camera di commercio Ue su Pechino: "Sistema di approvvigionamento pubblico non trasparente". Imprese escluse dai settori chiave di smart grid, smart card, firewall, database

di Patrizia Licata
Aziende europee sul piede di guerra contro il sistema di procurement cinese. L’accusa rivolta alla Cina è di avere un sistema di approvvigionamento pubblico troppo complesso e poco trasparente, che di fatto esclude gli stranieri e incoraggia la corruzione. “Il quadro regolatorio dell’approvvigionamento per gli enti del governo in Cina ostacola l’efficienza e l’innovazione dell’economia cinese nel suo complesso”, afferma la Camera di commercio europea in Cina in uno studio di cui il Financial Times anticipa i risultati. “Questo rappresenta una perdita di opportunità per le aziende europee in Cina che vale quanto l’intera economia della Corea del Sud”.

Il mercato cinese del procurement pubblico viene stimato intorno a un miliardo di dollari. Le critiche della Camera di commercio europea arrivano mentre Pechino prepara una proposta, da lungo attesa, per l'ingresso al Government Procurement Agreement, un gruppo di 40 membri dell’Organizzazione mondiale del commercio che consentono gli uni agli altri pari accesso ai loro contratti pubblici.

La Camera di commercio europea sostiene che in Cina resistono norme che escludono le aziende straniere dai contratti pubblici nell’approvvigionamento locale e provinciale, nonostante Pechino abbia promesso di rimuovere questi ostacoli. La Cina, a fine 2009, aveva infatti annunciato che solo prodotti con marchi e proprietà intellettuale cinesi potevano essere ammessi ai contratti di approvvigionamento per gli enti governativi, ma dopo le proteste delle aziende straniere ha sospeso la norma. Tuttavia la Camera di commercio fa notare che, poiché Pechino ha un sistema decentrato di public procurement, la pratica di escludere dai contratti gli stranieri prosegue incontrastata negli enti che non fanno parte del governo centrale.

Uno dei problemi è, in particolare, l’esistenza di due leggi diverse sul public procurement, l’una per il governo centrale e l’altra per le amministrazioni locali, che rappresentano però la maggior parte del mercato dell'approvvigionamento pubblico del Paese asiatico (nove decimi del suo valore, dicono gli europei).

La mancanza di chiarezza e controllo centrale sul vasto mercato che non ricade nella legge sull’approvvigionamento pubblico che accetta gli stranieri, lamenta la Camera di commercio europeo, incoraggia pratiche poco trasparenti e l’imposizione di standard di ingresso alle gare che di fatto restringono le possibilità di accesso alle aziende europee: “Questi standard sono particolarmente restrittivi per i membri della Camera di commercio europea che vogliono prendere parte allo sviluppo delle smart grid in Cina”, si legge nel report.

Inoltre di recente le amminstrazioni provinciali e locali e diverse aziende statali hanno introdotto nuovi requisiti per le aziende che partecipano alle gare relativi alla sicurezza informatica e che, secondo la Camera di commercio europea, hanno portato all’esclusione di aziende internazionali per i contratti governativi relativi a prodotti come smart card, firewall e database. Perciò le società europee chiedono a Pechino di armonizzare le due leggi sul public procurement e di rendere in generale le norme più semplici e trasparenti.

20 Aprile 2011