Internet, la Cina dà vita ad un'agenzia governativa

IL CONTROLLO DEL WEB

Il Paese rafforza il controllo del Web. Il nuovo State Office avrà il compito di supervisionare la gestione dei contenuti online

di Patrizia Licata
Pechino non vuole perdere d'occhio le rapide e molteplici evoluzioni del mondo di Internet. Il governo ha deciso di creare una nuova potente agenzia, lo State Internet Information Office, interamente dedicata alla supervisione del web, segno dell’evoluzione del contesto normativo nel Paese asiatico che vuole tenere conto delle sempre più numerose e profittevoli web companies nazionali, alcune delle quali stanno attraendo grande interesse da parte degli investitori stranieri. Diverse Ipo sono del resto all’orizzonte, dopo il debutto in Borsa dell’operatore del sito di social-networking Renred che, nonostante nel 2010 sia in perdita, ha raccolto alla New York Stock Exchange 743,4 milioni di dollari.

Non è chiaro se il nuovo ufficio governativo cinese cercherà di semplificare la pesante burocrazia o piuttosto la renderà ancora più complessa. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Xinhua, il nuovo State Internet Information Office sarà guidato dai rappresentanti di almeno tre altre agenzie che regolano diversi aspetti di Internet, ovvero lo State Council Information Office, responsabile dei contenuti, il Ministrero dell’Industria e dell’Information Technology, che regola le tecnologie e le telecomunicazioni, e il Ministero della pubblica sicurezza, che ha compiti di polizia. La nuova agenzia "dirigerà, coordinerà e supervisionerà la gestione dei contenuti online e si occuperà dell’approvazione amministrativa delle attività collegate con la comunicazione di notizie online”, riferisce Xinhua.

Le web companies in Cina devono fronteggiare non pochi ostacoli a causa del contraddittorio atteggiamento del governo verso Internet, riconosciuto come enorme opportunità economica ma temuto come minaccia politica e sociale per la libertà di espressione che offre e la scarsa possibilità di controllo. Oltre a dover passare attraverso una serie di permessi e concessioni, le Internet companies cinesi devono filtrare i contenuti per eliminare quelli vietati, dalla pornografia alla violenza ai temi “politicamente sensibili”; dai vari livelli del governo possono poi arrivare ulteriori richieste di censurare contenuti sgraditi.

Le misure repressive di Pechino sui siti nazionali e anche sull’accesso ai siti esteri sono state intensificate all’inizio dell’anno dopo le rivolte in Medio Oriente e Nord-Africa: il ruolo giocato dai siti di social networking ha messo in allerta il governo cinese. Altro elemento letto come rischioso da Pechino è il fatto che alcune Internet companies cinesi, al fine di potersi quotare all’estero, hanno stabilito delle holding con sede straniera che possiedono poi compagnie con sede in Cina che comprano le licenze sul mercato nazionale per poter operare su Internet (accade così per Sina e Baidu).

La Cina conta oltre 450 milioni di utenti Internet, più che in qualunque altra nazione. Gli investitori nel mondo stanno guardando con interesse a questo mercato gigantesco e in forte espansione per servizi come l'online video, l'e-commerce e il microblogging. Alcune delle prime Internet companies cinesi che si sono quotate, come Telcent Holdings e Baidu, sono oggi tra le più grandi aziende Internet per capitalizzazione di mercato, anche se molto più piccole per fatturato rispetto alle aziende americane.

06 Maggio 2011