Riverbed Technology, è made in Italy la "network visibility"

STRATEGIE

E' a firma di un ex studente del Politecnico di Torino il tool che consente di ottimizzare la rete Wan

di Gian Carlo Lanzetti
Riverbed Technology è la società quotata al Nasdaq che di fatto ha inventato la cosiddetta Wan acceleration, su cui ha costruito la sua strategia di successo. Una strategia che oggi si arricchisce di una nuova componente destinata ad accelerare quasi sicuramente la sua crescita in termini di ricavi e soprattutto portare ulteriori benefici alle organizzazioni che usano reti geografiche complesse.

Questa nuova componente va sotto il nome di “network visibility", ovvero di un set di funzioni che in aggiunta alla accelerazione porta altro valore in grado di ottimizzare ulteriormente lo stato di funzionamento delle reti, che come noto rappresentano l’infrastruttura sempre più critica di tutte le organizzazioni. I prodotti di network visibility sono dei tool che nella sostanza analizzano protocolli e pacchetti e sono quindi in grado di fornire indicazioni precise e tempestive sulla funzionalità o la non funzionalità delle rete.

Di questa integrazione tra funzioni di “accelerazione” e di “visibilità” si è parlato stamattina a Milano durante un incontro con un ristretto numero di giornalisti italiani da parte di due dei massimi esponenti tecnici della società americana: Steven McCanne; Cto e executive vice president oltre che cofondatore di Riverbed e guru mondiale tecnologie Tcpdump (analisi del traffico che avviene nella rete fisica), e Loris Degioanni, senior director of engineering – office Cto di Riverbed, e nel 2005 creatore di Cace Technologies, azienda acquisita verso la fine dello scorso anno da Riverbed in funzione di detta strategia.

Proprio in questi giorni avviene il lancio di nuove soluzioni di Network Performance management che intergrano, potenziandole, le funzionalità di Cace con quelle di Cascade, azienda operante nello stesso settore e acquisita in precedenza. In altri termini tra i prodotti Shark e Pilot di Cace e l’appliance di Cascade.

In tutto questo c’è una forte componente di italianità. Degioanni di Vinadio (Cuneo) è un laureato del Politecnico di Torino con una tesi sulla cattura e l’analisi dei pacchetti, di cui si può considerare uno dei padri tecnologici, che di fatto gli è valsa una brillante e rapida carriera nella Silicon Valley.

“Una idea - racconta al Corriere delle Comunicazioni - che mi è riuscita di trasformare in una iniziativa imprenditoriale in quel contesto, e nella quale ho coinvolto alcuni dei migliori laureati (almeno una quindicina) del Politecnico torinese che hanno fatto la mia stessa scelta e che ora sono parte integrante di Riverbed. Il tool che ho messo a punto in Italia da studente, secondo le regole dell’Open Source, oggi conta cinque milioni di utenti, 25mila visitatori unici e mezzo milione circa di download al mese. Viene considerato il tool open di maggior successo”.

Riverbed conta attualmente circa 13mila clienti, considerando anche quelli portati in dote da Cace. Quelli italiani sono circa 250, con in primo piano la Pa.Nel nostro paese i prodotti della Riverbed (1340 dipendenti, 551 milioni di dollari di ricavi e una capitalizzazione di quasi 6 miliardi di dollari) sono venduti da un network di una quindicina di partner, in prevalenza molto focalizzati. “Stiamo crescendo a ritmi del 30% l’anno, dice Albert Zammar, Regional sales manager Italia a altri paesi mediterranei, e prevedo che anche nell’anno in corso ci manterremo su questi livelli”.

16 Maggio 2011