Internet cambia il lavoro: il 60% degli occupati usa le tecnologie IT

ISFOL

Isfol: professionisti specializzati e tecnici i più avvezzi all'uso delle piattaforme. Il 73% dei docenti le usa in modo avanzato. Autodidatta il 70% dei giovani

di F.Me e P.A.
Le nuove tecnologie stanno trasformando tutti gli ambiti lavorativi, imponendo nuove professionalità e competenze in tutte le attività, anche in quelle più tradizionali. E’ una rivoluzione, quella digitale, fatta di investimenti, tecnologie, reti e servizi, banche dati interconnesse, ma soprattutto di persone chiamate a cambiare il proprio modo di lavorare, di apprendere, di comunicare, di organizzarsi. Si tratta di un’opportunità straordinaria pienamente alla portata del nostro Paese, ma che va colta e alimentata rinnovando i modelli educativi, produttivi e normativi. Si può sintetizzare così la riflessione su cui si è articolato il seminario di studio organizzato questa mattina a Roma da Isfol e Assotelecomunicazioni-Asstel, sul tema “Internet cambia il lavoro”, a cui hanno partecipato anche i ministri Renato Brunetta, Maria Stella Gelmini e Maurizio Sacconi.

Secondo la ricerca Isfol resa nota oggi, circa il 60% degli occupati italiani utilizza le tecnologie dell’informazione (IT). I professionisti specializzati e i tecnici registrano le percentuali più elevate: per il 12,2% dei primi l’IT registra un livello di importanza elevato a fronte di 5,2% per il quale è molto elevato; per l’11,6% dei secondi ha un elavato livello di importanza e per il 7% un elevatissimo livello di importanza.

Se per gli impiegati tali competenze sono ormai di grande importanza, l’uso che ne viene fatto rimane a livello ancora troppo elementare (il 90,5% lo ritiene mediamente importante). Lo stesso vale per dirigenti e imprenditori.
“Questa scarsa dimestichezza che la classe dirigente sembra avere con le tecnologie dell’informazione – spiegano gli esperti Isfol - evidenzia i limiti nell’adattarsi alle logiche di analisi e di comunicazione della realtà moderna". Ma per gli impiegati l’uso delle tecnologie rimane a livello ancora troppo elementare. Lo stesso vale per dirigenti e imprenditori.

La scarsa dimestichezza che la classe dirigente sembra avere con le tecnologie dell’informazione “evidenzia i limiti nell’adattarsi alle logiche di analisi e di comunicazione della realtà moderna”, osserva l’Isfol. Quanto ai cambiamenti relativi ai processi di apprendimento, da un’indagine sull’e-learning realizzata con il ministero dell’Istruzione, emerge la tendenza del corpo docente a “fare in modo che la didattica in ambiente digitale diventi sempre più un’esperienza sistematica e non un evento episodico”.

Per quel che riguarda i cambiamenti relativi ai processi di apprendimento, l’Isfol ha riportato le principali risultanze di un’indagine sull’e-learning realizzata con il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. I dati mostrano la tendenza nel corpo docente a fare in modo che la didattica in ambiente digitale diventi sempre più un’esperienza sistematica e non un evento episodico. Il 73,7% dei docenti adotta una modalità d’uso complessa delle nuove tecnologie, mirata a produrre ed erogare il materiale didattico in modo integrato.

Da un’ulteriore indagine svolta dall’Isfol per verificare il rapporto dei giovani con le Ict, risulta che esistono ancora forti correlazioni tra lo status e il divario digitale: più è basso il livello culturale del padre e dello stesso giovane più è bassa l’utilizzazione delle nuove tecnologie. Esiste ancora una significativa percentuale di ragazzi (47%) che usano il computer e la rete in maniera sporadica, con percentuali più alte tra le femmine e tra chi vive nel Mezzogiorno. Si profila quindi un nuovo impegno da parte della scuola nel migliorare le modalità d’uso delle Ict, favorendo l’integrazione tra intrattenimento, socializzazione, comunicazione e apprendimento. La ricerca ha evidenziato come il 70% dei giovani impari ad usare le Ict da solo, al di fuori delle aule scolastiche.

“L’uso delle Ict nel contesto del mercato del lavoro – ha spiegato il presidente dell’Isfol Sergio Trevisanato in apertura – offre importanti opportunità, che vanno prontamente colte e che chiamano in gioco direttamente le amministrazioni dello Stato. La continua evoluzione delle nuove tecnologie richiede anche al sistema della formazione la capacità di adeguarsi e di saper cogliere questa importante sfida. I docenti italiani utilizzano sempre più le nuove tecnologie nella didattica. E’ un impegno che va sostenuto e rafforzato, perché l’intervento dell’istruzione e della formazione in questo campo può aiutare a ridurre il rischio di un divario digitale nelle nuove generazioni”.

Secondo Stefano Parisi, presidente di Asstel, “mentre il fattore Internet si sta candidando a diventare il motore della ripresa economica mondiale, in Italia ci confrontiamo con geografia dello sviluppo digitale a macchia di leopardo che attraversa le generazioni, dividendo il mondo del lavoro tra coloro che hanno capacità nell’uso delle nuove tecnologie e chi invece fatica ad adeguarsi. Così, favorire la penetrazione degli strumenti e delle competenze digitali nelle attività tradizionali è una vera e propria priorità nazionale, che va affrontata aggiornando non solo le persone non native digitali, ma anche le normative concepite da e per il mondo analogico. Pensiamo ad esempio all’art.4 dello Statuto dei lavoratori, varato nel 1970 che, introducendo il divieto di controllo a distanza del lavoratore, oggi può risultare di ostacolo alla possibilità di sviluppare forme di telelavoro. Su questi temi Asstel è impegnata a collaborare con i sindacati per arrivare a una corretta e attuale applicazione della norma. La nostra è una best practices che auspico possa essere ripresa e sviluppata anche da altri settori”.

Il seminario è stato anche occasione per analizzare casi concreti di cambiamenti nei modelli di lavoro e business. A cominciare dalla sanità, sulla cui evoluzione verso sistemi più efficienti hanno testimoniato Lino Del Favero presidente di Federsanità Anci, Francesco Montorsi medico e ordinario di urologia al S. Raffaele di Milano e Giovanni Maria Soro direttore alla Asl di Piacenza; sulle trasformazioni nel settore della logistica è intervenuto Massimo Sarmi Ad di Poste Italiane; Claudio Falcucci, ingegnere e professore all’Università della Tuscia ha approfondito il tema della rivoluzione tecnologica nel restauro delle opere d’arte; il contributo di Umberto Rapetto della Guardia di Finanza ha riguardato la sicurezza e le tecniche di investigazione digitali; l’impatto delle nuove tecnologie applicate a servizi e attività tradizionali è stato trattato da Alfonso Fuggetta ordinario al Politecnico di Milano e Ad di Cefriel, centro di ricerca e formazione nell’Ict; Riccardo Donadon Ad di H Farm, incubatore di imprese innovative, ha approfondito gli aspetti dell’organizzazione del lavoro sul web; Pietro Guindani ha illustrato parlato in veste di coordinatore del Progetto strategico Ict per l’Expo 2015. L’intervento dell’ambasciatore Usa David Thorne ha fornito infine elementi di confronto con l’esperienza americana.

"Entro il 2015 il 75% dei cittadini Ue dovrà usare Internet - dice Sergio Trevisanato, presidente dell'Isfol - In Italia siamo al 47% di utenti che usano il pc e al 43% che usano internet, secondo L'Istat. I giovani navigano in massa, gli over 65 usano poco il web. Nelle imprese con almeno 10 addetti, la diffusione di Internet è consolidata: il 95% delle aziende usa il pc e il 93% ha connessioni a Internet. Di queste, l'84% ha connessioni a banda larga. Otto aziende su 10 hanno già usato servizi online forniti dalla PA. Le regioni hanno attivato corsi di formazione online, 21 su 22 regioni, L'obiettivo in campo formativo è la formazione dei nativi di Internet, senza tralasciare gli over 65".

"Il cambiamento epocale che sta avvenendo oggi è che siamo tutti connessi - dice Stefano Parisi, presidente di Asstel - Questo fenomeno incide sulle policy aziendali e sui comportamenti sociali. Sono i sigoli che oggi diventano sempre più fonti dirette di informazioni nella piazza globale. Oltre agli smartphone, la grande rivoluzione nei prossimi anni sarà quella della smart tv, con 18 milioni di pezzi venduti in Italia nei prossimi 4 anni. La tivù connessa la web è una grossa opportunità di alfabetizzazione digitale, in particolare per chi non è nativo di Internet". Il dato preoccupante, secondo Parisi, è che "il 47% delle famiglie italiane non ha un pc a casa - dice - La smart tivù sarà uno strumento di penetrazione clamoroso per l'accesso a video e servizi online a casa da parte delle fasce anziane che non hanno il pc a casa. Il 40% delle pmi non ha un collegamento a Internet, ma siamo un paese che ha il 150% di penetrazione di cellulari". Sul fronte dell'istruzione, secondo Parisi, "E' un problema grave che ci siano dei docenti analfabeti digitali - dice - tanto più che si trovano ad insegnare a studenti che sono nativi del web".

"Spesso si ha dell'Ict una visione distorta, come di una minaccia, di un pericolo di qualcosa di esoterico, oppure lo si considera esclusivamente alla stregua di un sito web o di un software gestionale - dice Alfonso Fuggetta, direttore del Cefriel - Molti considerano l'Ict come qualcosa di lontano, prodotto all'estero, che mangia il made in Italy. In realtà, l'Ict è un'opportunità anche nel mondo del lavoro. Ad esempio, un semplice Gps montato sui camion della spazzatura di Milano consente di tracciare la raccolta rifiuti, ma anche il lavoratore. Si cambia così l'organizzazione della raccolta, ma anche quella dei turni di lavoro. Un altro esempio, è il giubbotto air bag della Dainese, destinato ai motococlisti, collegato alla moto, che trasforma un semplice capo di abbigliamento in uno strumento tecnologico, con tutte le conseguenze del caso per il prduttore che si deve adeguare, acquisendo know how tecnologico".   

"La penetrazione di Internet, poi, è strettamente connessa alla produttività: "Il 10% di crescita della penetrazione di Internet corrisponde ad un incremento dell,1,2% del Pil - dice l'ambasciatore Usa David Thorne -  Una grande opportunità per l'Italia". 

"Expo 2015 è un enorme laboratorio a cielo aperto dell'Ict - dice Pietro Guindani, presidente di Vodafone Italia e coordinatore del gruppo di lavoro sulla piattaforma Ict dell'Expo 2015 - L'Expo 2015 è al contempo un'esposizione universale, dove sono attesi 20 milioni di visitatori, ma anche un evento che apre un "fuori fiera" eccezionale, che implica la capacità da parte di Milano di creare un enrome sistema relazionale fra il territorio, ma anche il Paese, e i visitatori. Bisognerà garantire servizi su larga scala, visto che in media Milano dovrà accogliere 150mila 200mila persone al giorno a Milano. Logistica e trasporti, sistema alberghiero, ristoranti, made in Italy dovranno essere integrati, in base alla domanda del flusso dei visitatori. Ad esempio, sarà fondamentale evitare che la gente sia costretta a fare delle code per entrare al Castello Sforzesco. Dovremo evitare anche che altre location turistiche siano snobbate dai visitatori. Il problema oggi è che l'uso di Internet da parte delle aziende è ancora 1.0. L'offerta è gestita online in modo isolato. Manca l'integrazione fra imprese, alberghi, trasporti ecc. Se un automobilista viaggia in tangenziale a Milano, non esiste un sito internet che dia infomrazioni in tempo reale sul traffico. Bisogna accedere a tre siti internet diversi, che sono i tre gestori diversi della tangenziale. Non esiste uno strumento online che dia infomrazioni sui parcheggi vicino alle metropolitane, si naviga a vista. Se sei a Linate non c'è nemeno un totem che ti dica se c'è parcheggio e non esiste nemmeno una app per i parcheggi all'aeroporto. Bisogna digitalizzare l'offerta turistica e logistica, e questo costa poco; bisogna aprire i sisti internet, farli parlare fra loro integrandoli; bisogna mettere a fattor comune e integrare le informazioni sparse, che oggi sono disponibili in maniera parcellizzata; Servono tecnologie standard, disponibili su Internet; servono delle Apps, perché non mutuare il modello Apple Store per sviluppare l'economia? Soltanto così l'offerta turistica diventa 2.0".

Il telelavoro può aiutare a "individuare consensualmente adattibilità reciproche dei tempi di lavoro utili allo sviluppo di persone e imprese". Così il ministro del lavoro Maurizio Sacconi apre al telelavoro come capace di "conciliare i tempi di vita e quelli del lavoro" appunto, nel quadro del discorso più ampio della possibilità di una maggiore modulazione dei tempi che la legge permette.

Sacconi ha poi sottolineato il ruolo "importante" dell'informatizzazione e di internet per l'evoluzione del mondo del lavoro. Ad esempio ha evidenziato l'importanza del portale clic-lavoro per avvicinare domanda e offerta "e superare - ha detto il ministro - quella che prima era lo strumento principale per trovare un posto di lavoro in Italia: le reti amicali" più attive in passato degli uffici di collocamento e oggi delle agenzie interinali.

19 Maggio 2011