Server in tilt, Poste ancora nel caos. Magri (Agcom): Paralisi inaccettabile

DISSERVIZI

Computer a singhiozzo dal primo giugno, migliaia di utenti in fila, anziani senza pensione. Consumatori sul piede di guerra

di Paolo Anastasio
Nonostante le rassicurazioni dei giorni scorsi da Poste italiane sulla risoluzione dei problemi, grosse difficoltà si registrano anche oggi per il sistema informatico che gestisce le operazioni agli sportelli, dai servizi postali all'erogazione delle pensioni. E così, dopo la levata di scudi delle associazioni dei consumatori, oggi è sceso in campo anche Luigi Magri, commissario dell'Agcom: "Non è accettabile il perdurare dell’incredibile disservizio che sta ancora paralizzando gran parte del sistema informatico di Poste Italiane - dice Magri - Non è accettabile che tali problemi perdurino e non è accettabile che non vi sia una chiara disanima degli avvenimenti individuando le specifiche responsabilità. Nell’era della tecnologia e della comunicazione simili incredibili episodi minano non solo la capacità di garantire un pubblico servizio, ma anche la credibilità di chi dovrebbe garantirlo".

Magri precisa di aver fatto tali dichiarazioni "sollecitato da numerosi cittadini che lamentavano un profondo stato di disagio", aggiungendo che "l'Agcom non ha competenza di vigilanza su Poste Italiane e non ho mai affermato il contrario. Ritengo comunque che in questo momento il fatto che non esista un effettivo esercizio di vigilanza sui Servizi postali rende la situazione criticabile - prosegue il commissario - Non è infatti ancora operativa l’Agenzia nazionale di regolamentazione del settore postale mentre, a differenza degli altri Paesi europei, tali competenze non sono state affidate all’Agcom, organismo indipendente che avrebbe svolto tali funzioni senza ulteriori spese per lo Stato".


"Non c'è linea, computer a singhiozzo, non si assicurano i servizi postali". Questo il contenuto dei cartelli spuntati un po' dappertutto negli uffici postali, alle prese con l'erogazione delle pensioni. Lunghissime le file agli sportelli, moltissimi gli anziani in coda per la riscossione delle pensioni. Nei giorni scorsi le Poste avevano spiegato che l'inconveniente era dovuto al "malfunzionamento del software sui sistemi centrali Ibm sui quali appoggiano le attività degli uffici postali". Non mancano i casi di chi si è recato in più uffici postali, nel tentativo di trovarne qualcuno in funzione e di chi ha denunciato al personale degli uffici postali di non riuscire neppure a prelevare denaro col bancomat.

Preso d'assalto da questa mattina l'ufficio postale di Piazza San Silvestro a Roma, che sembra essere uno dei pochi a funzionare nella Capitale. «Credo stiano venendo qui da tutto il Lazio - ha detto il responsabile degli sportelli Gentili - Noi non abbiamo avuto problemi perchè utilizziamo ancora il vecchio sistema informatico, il passaggio al nuovo, quello che sta facendo registrare i disservizi, sarebbe previsto per il 14 giugno". "Per gestire l'emergenza - ha spiegato - abbiamo dedicato alcuni sportelli esclusivamente alle operazioni più richieste, nelle prime ore della giornata si è trattato soprattutto del ritiro delle pensioni e ora del pagamento dei bollettini postali".

Il problema, iniziato mercoledì primo giugno, è proseguito per il resto della scorsa settimana, e migliaia di utenti non hanno potuto effettuare né prelievi né pagamenti (o altri tipi di operazioni) agli sportelli postali disseminati per tutto il territorio italiano.

Il disservizio è stato causato da un problema al sistema informatico legato a Poste Italiane, il quale, per ragioni non ancora del tutto chiarite, è andato in tilt, bloccando qualsiasi tipo di servizio.

Le Associazioni dei consumatori sono subito intervenute chiedendo il rimborso dei disservizi cui hanno dovuto far fronte gli utenti. Secondo Federconsumatori e Adusbef il caos e i disservizi non possono essere addossati sulle spalle degli utenti, specie migliaia di pensionati che ritirano la pensione per poterla impegnare (in parte) per pagare bollette ed utenze.

"Gli utenti che hanno fatto code chilometriche che arrivavano in strada di uffici postali andati in tilt, con migliaia di cittadini costretti ad attendere ore ed ore nella speranza di inviare una raccomandata, ritirare la pensione o accedere al proprio conto, con la promessa vana di un urgente riavvio di alcuni terminali che funzionavano a singhiozzo, mentre altri risultavano del tutto bloccati, devono essere immediatamente risarciti", scrivono le Associazioni dei consumatori.

I rappresentanti dell'Adusbef raccontano di essere andati, nella mattinata del 3 giugno, più volte in un ufficio postale a Roma, vicino la stazione Termini, per effettuare pagamenti e spedire raccomandate ed hanno trovato sulla porta d'ingresso l'avviso: "L'ufficio non è operativo per un guasto tecnico sulla rete a livello nazionale". I rappresentanti dell'Adusbef sono pronti a testimoniare disagi gravi per molti cittadini arrivati anche dalla periferia di Roma per ritirare la pensione o effettuare dei pagamenti.

"Stavolta non basteranno le pacche sulle spalle di Poste Italiane che si è scusata con la clientela per i disagi provocati da un guasto al sistema informatico, né la promessa di aver ripristinato il regolare funzionamento per la fornitura di tutti i servizi postali e finanziari, con gli sportelli che resteranno aperti oltre il normale orario di lavoro finché non saranno serviti tutti i clienti: ci vogliono adeguati risarcimenti dei danni". Adusbef e Federconsumatori hanno invitato l'amministratore delegato di Poste Massimo Sarmi ad aprire un tavolo di conciliazione per risarcire bonariamente tutti i cittadini che hanno subito dei danni, previa segnalazione dell'accaduto alle Associazioni dei consumatori; "stavolta - concludono Federconsumatori e Adusbef - in caso contrario, l'Ente Poste non riuscirà ad evitare una class action, con un doveroso risarcimento dei danni proporzionato ai gravi disagi subiti per tre giorni di fila dai pensionati e dagli utenti".

Secondo l'Aduc, poiché non si tratta di una situazione determinata da calamità o casualità, ma dall'aggiornamento dei loro sistemi informatici, i motivi per ottenere un rimborso ci sono tutti. I danni li ha subiti, per esempio: chi doveva pagare una multa al codice della strada ed era l'ultimo giorno valido: gli importi sono raddoppiati; chi doveva pagare una utenza e nella prossima bolletta gli verranno addebitati interessi e more; chi doveva pagare una tassa comunale come Tosap, Ici o altro, dove le penali anche per un giorno di ritardo sono salatissime; chi doveva ritirare la pensione e il 1° giugno non lo ha potuto fare, il 2 le Poste erano chiuse e, dopo ore di code solo nella tarda mattinata del 3 ha potuto riscuotere, se non il 4 o lunedì 6; pensioni le cui minime sono da fame e che già negli ultimi giorni del mese lasciano gli anziani con le tasche vuote, per cui anche pochi giorni di ritardi provocano disagi terribili; chiunque ha dovuto fare code incredibili, recandosi più volte alle Poste.

L'Aduc sta seguendo la strada della messa in mora individuale: ognuno può fare una raccomandata A/R indirizzata alla Poste in cui fa presente cosa è accaduto, magari inserendo in busta anche fotocopia dei numerini che ha preso per fare le diverse file, precisa al centesimo i danni subiti (materiali, fisici e psicologici), intima il pagamento entro 15 giorni, altrimenti si rivolgerà alle autorità giudiziarie.

Ecco come fare la messa in mora: http://sosonline.aduc.it/scheda/messa+mora_8675.php L'Aduc mette i propri servizi gratuiti di consulenza a disposizione: per telefono: 055290606 dal lunedì al venerdì ore 15/18. via mail attraverso il web http://www.aduc.it/info/consulenza.php. Anche il Codacons e l'Adoc si sono mossi, chiedendo a Poste di avviare le procedure di conciliazione.

06 Giugno 2011