Il Pd: alle tv locali le frequenze di Rai e Mediaset

LA PROPOSTA

Eliminazione di due multiplex dal beauty contest e autorizzazione a utilizzare i multiplex Dvbh (tv mobile) per la tv da antenna fissa: sono i due perni su cui si articola la controproposta al governo per sbloccare l'impasse delle gare. Gentiloni: "Così rendiamo disponibile una risorsa preziosa"

di R.C.
Due gare, ma nessuna frequenza libera. Una sintesi che si addice al pasticcio che attanaglia la gestione dello spettro italiano - un beauty contest che non decolla, un'asta da cui il governo vuol ricavare 2,4 miliardi - e che il Pd rivolta per lanciare una serie di controproposte in grado di sbloccare l'impasse. Del resto oggi è stato un commissario Agcom, Nicola D'Angelo, a lanciare l'allarme: "Le frequenze non sono libere e non so chi se le compra. Speriamo si riesca a liberarle. Non si è fatto il beauty contest per il dividendo digitale interno. Ora si rischia di non fare nemmeno l'asta per il dividendo esterno".

Le frequenze destinate al beauty contest sono occupate dalle emittenti nazionali. Mentre tutte le frequenze della banda 800 Mhz, quella su cui si trovano i canali 61-69 destinati all'asta a favore delle telco, sono infatti occupate dalle emittenti locali che minacciano di non liberare le frequenze se non verrà aumentato (a 720 milioni) l'incentivo previsto dalla legge di stabilità (il 10%, cioè 240 milioni).
Un "ingorgo spettrale", lo definisce l'ex ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, attuale responsabile delle politiche per l'innovazione del Pd. Le soluzioni, dice Gentiloni, ci sono: "È possibile immaginare soluzioni tecniche che favoriscano la liberazione dello spettro e rendano disponibile una risorsa preziosa per tutti i cittadini senza penalizzare gli 'stakeholder'".

La prima proposta prevede un intervento a costo zero "a favore dell'emittenza locale, in grado di riconoscere loro lo status di operatori di rete (che formalmente già hanno) e di consentire la cessione di capacità trasmissiva a fornitori di contenuti nazionali" (pratica attualmente impossibile): il nuovo regolamento dovrebbe prevedere che l'obbligo di irradiare 6 programmi a possa essere ottenuto "sia con contenuti propri sia con contenuti di altri fornitori anche nazionali". Inoltre dovrebbe essere rimosso il vincolo a non cedere capacità trasmissiva a fornitori di contenuti nazionali controllati da o collegati con gli operatori di rete tv nazionale".
Un secondo intervento consiste nel "ridurre il numero di multiplex destinati all'emittenza nazionale": il piano Agcom va riscritto "riducendo il numero di reti nazionali e locali nella proporzione 'aurea' di 2/3 per le nazionali e di 1/3 per le locali".

In particolare la proposta alternativa del Pd prevede "l'eliminazione del Lotto B dalla gara del beauty contest". Si tratta di due multiplex ai quale possono aspirare tutti gli operatori ma che, "per la natura stessa degli elementi di giudizio di un beauty contest, vedrebbe particolarmente avvantaggiati Rai e Mediaset".

L'eliminazione del lotto B dalla gara consentirebbe, dice il Pd, "il recupero di due multiplex di piano e ridurrebbe a 23 il numero di reti nazionali". Contemporaneamente andrebbe eliminato immediatamente il vincolo d'uso sulle frequenze Dvbh (ricezione mobile) che costringe l'assegnatario a utilizzare una specifica tecnologia per il servizio tv in mobilità, in via di scomparsa, e non tiene conto dei principi di una gestione neutrale dello spettro.

L'eliminazione del vincolo consentirebbe a Mediaset, Rai e H3G di utilizzare le frequenze già assegnate come legacy Dvbh anche per altre tecnologie, in particolare per il Dvbt (ricezione televisiva da antenna fissa): questo riporterebbe a 5 il numero di multiplex a disposizione di Rai e Mediaset.
Recuperando i due multiplex del lotto B "sarebbe possibile ripianificare le frequenze nel rispetto delle leggi e distribuendo il carico della ristrutturazione dello spettro tra emittenti nazionali e locali in modo equo e non discriminatorio". L'eliminazione del lotto B consentirebbe infatti di "ridurre a 23 i multiplex nazionali e incrementare a 12 i multiplex locali certamente disponibili in ogni area tecnica, specialmente in quelle critiche".

Per quanto riguarda le strategie per la gestione dello spettro il Pd propone che pianificazione, monitoraggio, coordinamento internazionale siano " effettuati da Agcom". Il ministero "potrà invece concentrarsi sulla politica industriale". Ancora, viene proposta la ripresa di una Spectrum Review italiana, lasciata cadere dall'attuale governo, con la realizzazione di un catasto delle frequenze e delle infrastrutture e delle attività di coordinamento internazionale. Il compito dovrebbe essere affidato al team di gestione dello spettro di Agcom.

Infine, la proposta prevede che lo spettro venga pagato, sia in fase di assegnazione iniziale (con asta o beauty contest con entry fee, che durante l'uso per mezzo di tariffe incentivanti. La "entry free e gli Aip sono definiti in base alla qualità dello spettro e allae caratteristiche dei diritti d'uso: se previsto nell'assegnazione iniziale è auspicabile il mercato secondario dello spettro".

09 Giugno 2011