Gli artisti all'Ue: "Pugno duro contro i pirati"

COPYRIGHT

Le associazioni degli autori chiedono più voce nel processo di revisione delle norme europee sul copyright. L'ex Bee Gees Robin Gibbs (presidente del Cisac): "Anche Google e YouTube devono pagarci" 

di Patrizia Licata
Gli artisti europei vogliono il pugno di ferro contro le violazioni del copyright sul web e fanno appello all’Unione europea perché spinga a rispettare le regole con la massima severità, prevedendo multe e anche il carcere per i pirati online. Gli autori di musica e film vogliono anche che la Commissione europea stimoli gli Internet service provider ad assumersi un ruolo di maggiore responsabilità nel controllo delle violazioni dei diritti sul web.

“E’ una questione di integrità, gli artisti hanno diritto alla loro parte di guadagno per il lavoro che fanno”, afferma Robin Gibb, ex Bee Gees, presidente del Cisac, la International confederation of societies of authors and composers, in un’intervista con Dow Jones Newswires. "Per noi è un lavoro, non un hobby".

“I profitti che gli Isp traggono dalla circolazione delle opere artistiche su Internet sono enormi, ma gli autori ricevono una quota irrisoria di tale guadagno”, aggiunge la Sabam, Belgian society of authors, composers and publishers.

I rappresentanti dell’industria creativa, dai compositori alle aziende della televisione, sono desiderosi di esercitare un peso sull’attuale ripensamento delle norme del copyright in Ue. Lo scorso mese, la Commissione ha definito la sua strategia in materia di proprietà intellettuale cercando di armonizzare le regole dei 27 Stati e di adeguarsi alla nuova era digitale.

"Il copyright è una regola che deve restare, non va gettata via”, dichiara Maria Martin-Prat, capo della copyright unit dell’Internal Market Directorate della Commissione Ue. "Dobbiamo adattare, non rivoluzionare il sistema”. L’ufficio copyright del direttorato sta lavorando su una proposta sulla gestione collettiva dei diritti che sarà presentata a fine anno. Sarà inoltre suggerita una revisione della direttiva Ue sull’information society del 2001.

La Martin-Prat riporta al Commissario Ue per il Mercato interno Michel Barnier, che è favorevole a un ruolo maggiore degli Isp nella lotta alla pirateria, in linea con quanto sta accadendo già in Francia con il sistema Hadopi.

"Gli Isp hanno un ruolo importante nel bloccare le violazioni del copyright e scoraggiare i consumatori dall’infrangere le regole”, secondo la Gesac, l’ente paneuropeo che rappresenta le società della gestione collettiva del copyright.

Alcuni artisti vorrebbero essere remunerati anche dai fornitori di contenuti e dai motori di ricerca: "Google e YouTube, per favore: dovete pagarci”, dice Frank Dostal, membro del supervisory board dell'associazione tedesca Gema, secondo cui queste aziende guadagnano grazie ai contenuti prodotti da altri.

L’Ue calcola che la pirateria di musica e film costa all’industria creativa europea oltre 10 miliardi di euro (dato del 2008). Per questo vorrebbe dare maggiori poteri di controllo allo European Observatory on Counterfeiting and Piracy, un gruppo pubblico-privato, ma nemmeno a Bruxelles i punti di vista coincidono, perché alcuni parlamentari vogliono un approccio libertario, altri difendono l’industria di settore. Ma il dibattito va avanti e Neelie Kroes, Commissario europeo Digital agenda, ha fatto sapere che l’Ue presenterà “molto presto” una prima proposta sulla distribuzione delle opere audiovisive, con l’obiettivo intanto di creare un singolo mercato. Il passo successivo, sperano gli artisti, sarà garantire la giusta remunerazione degli autori.

10 Giugno 2011