SENTIERI DEL VIDEO. Il vento non cambia per Rai e Mediaset

SENTIERI DEL VIDEO

di Enrico Menduni
La televisione sta cambiando sotto i nostri occhi e non ce ne accorgiamo. L’ex duopolio Rai-Mediaset perde colpi, più in termini di opinione che di indici d’ascolto, per ora. La 7 e Sky si rafforzano, fanno shopping di personaggi televisivi, il loro ruolo nell’opinione pubblica cambia. La Rai si libera di alcuni suoi asset, come Michele Santoro e “Vieni via con me”: un esempio di quando la politica danneggia gli obbiettivi aziendali. Gli ascolti e i contratti pubblicitari vengono buttati via, ceduti alla concorrenza.

Mediaset sembra sempre più lontana dall’esprimere una sfera pubblica, e anche qui occorrerebbe salvare l’azienda, a tutto vantaggio della famiglia del proprietario, dalla paura di nuocere al proprietario stesso. Rai e Mediaset dunque si autocensurano. Durante i recenti appuntamenti elettorali, chi avesse voluto capire qualcosa dei risultati avrebbe dovuto sintonizzarsi sulla 7 o su Sky.

Mediaset offriva un flusso neotelevisivo in piena regola, con soap, talk e giochini. La Rai poco di più.
La sera Bruno Vespa dedicava alla cronaca nera, che più nera non si può, il suo approfondimento. L’informazione, grazie anche alla normalizzazione del Tg 1, migra verso l’all news di Sky e soprattutto verso il Tg di Enrico Mentana. Ne risente il Tg 5, e questo spiega qualche cosa sull’atteggiamento elettorale dei ceti produttivi urbani e giovani in Lombardia, tradizionalmente pubblico del principale Tg di Mediaset e ora in libera uscita. Anche il Tg 3 subisce questa concorrenza. A parte Rai Tre, i programmi di infotainment della 7 non hanno rivali: fanno abbastanza ascolto e soprattutto molta opinione.

Il duopolio non esiste più; dal punto di vista economico, siamo di fronte ad un tripolio con Sky, che ha elevati fatturati, più di Mediaset e subito alle spalle di Rai, anche se non grande redditività. Dal punto di vista del prodotto, c’è un altro tripolio con dentro la 7. Complessivamente, solo una parte del sistema televisivo appare oggi in sintonia con qualche sintomo di cambiamento che appare in giro per il paese. Rai e Mediaset diventano sempre più una televisione per vecchi.

Bisogna che si diano una sveglia, perché non si vive solo di Mediaset Premium (calcio, film e serie) e nemmeno – questo lo diciamo alla Rai – di una politica sempre più matrigna. Il rischio che la Rai, troppo pesante per volare, vada in stallo e cada è reale. Mediaset non corre questo rischio, ma occorre tirare fuori delle idee. Le Iene non bastano.

04 Luglio 2011