Copyright, Asstel e Aiip: "Serve un tavolo tecnico"

INTERNET

In vista della delibera Agcom le associazioni chiedono di aprire un confronto tra i diversi attori del mercato digitale. Parisi: "Non spetta alle aziende di Tlc la responsabilità di valutare la natura dei contenuti"

di Federica Meta
Un tavolo tecnico per rilanciare il confronto sul delicatissimo tema del copyright digitale. Lo chiedono Asstel, l’associazione della filiera delle Tlc, e Aiip, associazione degli Internet provider, ritenendolo un “utile luogo di confronto tra i diversi attori del mercato digitale” dove “selezionare gli interventi regolamentari più appropriati in un contesto di piena compatibilità con il quadro normativo complessivo”.

Contestualmente al varo della normativa, però, serve adottare – unica soluzione “strutturale” contro la pirateria digitale - “misure di reale promozione del mercato legale dei contenuti digitali, anche attraverso l'ampliamento dell'accesso ai contenuti e la revisione delle prassi di commercializzazione delle opere audiovisive all’ingrosso. A tal fine auspicano che tali misure trovino spazio nelle proposte dell'Autorità”.

“La ricerca di norme a tutela del diritto d’autore online non deve arrivare a mettere in discussione categorie del diritto consolidate, anche a livello comunitario, come l'esenzione di responsabilità del “mero conduttore” e la tutela della privacy del singolo consumatore – proseguono le associazioni - In vista della pubblicazione di uno schema di provvedimento a tutela del diritto d'autore online, annunciata dall'Agcom, l’industria delle comunicazioni elettroniche, rappresentata da Asstel e Aiip, ribadisce le posizioni già espresse nel corso del procedimento istruttorio avviato dall'Autorità”.

Le due associazioni accolgono infine con favore le parole espresse dal presidente Calabrò, che ha assicurato la pubblicazione di un “provvedimento equilibrato”.

“Rispetto alle ipotesi di regolamento dell’Agcom a tutela del diritto d’autore, che assegnerebbero alle aziende di telecomunicazioni la responsabilità di valutare la natura, illegale o meno, dei contenuti che si trovano sulle proprie reti, al fine di rimuoverli per tutelare il diritto d’autore, le imprese esprimono il loro completo disaccordo - puntualizza il presidente di Asstel, Stefano Parisi - Un sistema così concepito si rivelerebbe estremamente fragile qualora la magistratura dovesse giudicare un contenuto diversamente da quanto fatto dall’azienda, giacché prevarrebbe quanto stabilito dal giudice, esponendo le imprese a richieste di risarcimento o addirittura a possibili denunce. Il ruolo delle aziende di Tlc non è fare i poliziotti di Internet, possono invece dare esecuzione agli ordini di rimozione provenienti dall’autorità giudiziaria, come già avvenuto nei vari casi in cui si è pronunciata la magistratura. Le imprese di Tlc sono al fianco dell’Agcom nella lotta alla pirateria, anche attraverso soluzioni commerciali che stimolino il mercato legale, ma non possono assecondare provvedimenti inefficaci che rischiano di lasciare la situazione immutata”.

In campo a favore del testo Agcom scende la Fimi (Federazione Italiana dell'Industria musicale), secondo cui "tutelare la creatività attraverso il blocco delle piattaforme web pirata non significa aprire le porte della censura".  E se, dunque, il timore è quello di una compressione delle libertà digitali con le nuove norme, la federazione non ci sta. "Il percorso lungo il quale si sta muovendo l'Agcom punta ad inibire le piattaforme web palesemente pirata, non i blog, i forum, i motori di ricerca o i siti personali - chiarisce il presidente Enzo Mazza - Il blocco dei siti illegali non è censura; il problema non è la chiusura di un blog, ma sono i siti transnazionali i cui titolari incassano ingenti somme tramite pubblicità spesso su conti correnti off-shore".

Il dibattito sul provvedimento che dovrebbe arrivare all'approvazione dell'Agcom già domani, allora, dovrebbe uscire dalla logica nella quale sembra essersi inabissato. "Da noi il dibattito è di basso profilo - fa notare Mazza - E' stato liquidato ad un livello politico che vede nel provvedimento che fissa strumenti di tutela dei diritti degli autori nelle reti digitali uno strumento per limitare la libertà della rete.Questo dibattito che dice Internet è libero, la tv condizionata, ora bloccano anche Internet come è stata bloccata la tv, non ci sta bene".

Rincara la dose il presidente di Emi. "E' assurdo fare demagogia politica in una questione molto concreta - sottolinea Marco Alboni - A noi sta a cuore che in Italia si esprima una sensibilità nei confronti di chi ha talento. Fa specie questa mancanza di indipendenza dall'autorità, non capisco perché appaiano articoli di stampa contro un provvedimento che l'Agcom sta ancora valutando".

Per i player ovviamente non si tratta soltanto di una questione di principio, gli interesse economici in gioco sono importanti. Il trend del mercato discografico mondiale è in costante ribasso; parabole ascendenti, per quanto lente, sono fatte registrare proprio dal mercato digitale che ha seganto un raddoppio tra il 2005 e il 2010 (da 11,6 milioni di euro a 22,5). Ovviamente, la pirateria comprime gli spazi per i ricavi leciti: nel 2008 si parlava di 1,4 miliardi di euro di mancati ricavi in Italia (e 22.400 posti di lavoro andati in fumo), 9,9 miliardi in Europa (con 186.400 occupati in meno). Nel Belpaese, il 25% dei navigatori utilizzano servizi illegali, di piu' succede soltanto in Spagna e Finlandia.

Di fronte a questi numeri trovano origine le preoccupazioni delle case discografiche. "Deve essere chiaro - spiega il presidente e amministratore delegato della Sony, Andrea Rosi - che la musica punta tutto sullo sviluppo e sull'utilizzo della rete e la musica è il prodotto su cui noi investiamo. L'unica barriera che deve esserci è il concetto di utilizzo legale".

05 Luglio 2011