SENTIERI DEL VIDEO. Arrivano le nuvole (ma a volte piove)

SENTIERI DEL VIDEO

di Enrico Menduni
Molti di noi si sono convertiti alla posta di Google, Gmail. Completamente gratuita, veloce, capace di trasportare allegati di grandi dimensione, si è progressivamente sostituita a tanti provider piccoli e medi, dalle tecnologie spesso antiquate e capricciose. Ci siamo abituati anche al fatto che la posta, in ingresso e in partenza, non è più residente su un computer (e solo su quello), ma è “cloud”: sta in qualche nuvola in cielo (più prosaicamente in un server remoto) a cui accediamo da qualunque computer al mondo. Possiamo guardare la nostra posta con Gmail da qualsiasi luogo al mondo avendo sott’occhio tutta la corrispondenza, e qualche volta ci mandiamo per email un documento di cui potremmo avere bisogno, per essere sicuri di non perderlo e di poterlo consultare in ogni momento.

I punti deboli sono tutti legati alla privacy e alla sicurezza: se domani Gmail per qualche motivo smettesse di funzionare, noi perderemmo tutta la storia dei nostri contatti recenti, e ci accorgeremo di non avere, in nessun luogo fisico, copia dei nostri documenti. Qualche scricchiolio nel funzionamento di Gmail si avverte, e molti si ricordano che è buona norma mantenere una copia di riserva di tutti i nostri file. Si sono così diffusi sistemi per il backup delle email, come GMail Backup (www.gmail-backup.com/), IMAPSize (www.broobles.com/imapsize/), Backupify (www.backupify.com/), Mail Fetcher, una funzionalità di Gmail (http://mail.google.com/support/bin/answer.py?answer=21289).
La cosa migliore rimane quella di lavorare su Gmail offline, ma non tutti i browser lo supportano, ad esempio il browser Safari su Mac, anche di ultima generazione. Bisogna usare Firefox.

Un’altra soluzione è quella sincronizzare tutti i computer con cui lavoriamo e disporre su qualche nuvola di una copia completa, per poter prelevare all’occorrenza quello che ci serve. Ci sono servizi “cloud” che ci permettono di parcheggiare i dati in un ambiente esterno, ad esempio in www.wuala.com o www.dropbox.com. Adesso si annuncia “Nuvola italiana” di Telecom Italia; per adesso molti di noi tentano la via dell’archiviazione gratuita e, prima o poi, si vedono chiedere dei soldi perché la loro quota gratuita è piena.

Speriamo di poter presto combinare efficacemente la funzione backup e la conservazione in un server remoto (“cloud”) che magari ci affitta anche un software che non abbiamo, pagando a consumo e senza spendere un patrimonio. Ma la nuvola è sicura? Recenti blackout dalle parti di Aruba ci dicono che forse è meglio investire 150 euro in un hard disk esterno da 1-2 terabyte, su cui fare una sincronizzazione ad ogni apertura del computer. Insomma la nuvola va bene, ma è meglio anche avere l’ombrello aperto.

18 Luglio 2011