Calabrò: "La Rete non sia un Far Web. Intervenga il Parlamento"

L'AUDIZIONE

In audizione al Senato il presidente Agcom difende la delibera sul diritto d'autore, ma avverte: "Le Camere affrontino le questioni ancora aperte"

di Federica Meta
"L'Autorità non ha la benché minima propensione a diventare lo sceriffo di Internet come qualcuno ha paventato. Intende al contrario utilizzare tutto il suo expertise nel tentativo di affrontare innovativamente in maniera organica ed efficace il tema del diritto d'autore'', con un bilanciamento ''tra una rete libera e aperta e la protezione della proprietà intellettuale''. E' questo uno dei passaggi dell'audizione che stamani ha tenuto al Senato, davanti alle commissioni riunite Cultura e Lavori pubblici, il presidente dell'Agcom Corrado Calabrò in merito allo schema di regolamento sul diritto d'autore approvato il 6 luglio dall'Autorità.

''Sono sempre stato convinto - ha aggiunto Calabrò - che non si possa usare una mentalità ottocentesca che andava bene per il cartaceo per regolare con giudizi di valore tipo vintage un fenomeno quale quello della pirateria digitale in vertiginosa evoluzione tecnologica. Ma questo non può costituire una giustificazione per non fare. Che il principio della rete libera si risolva in un Far web non è un esito degno di un Paese che creda nel diritto anziché nella sopraffazione del più svelto e del più spregiudicato'', ha sottolineato il presidente dell'Agcom durante l'audizione in cui ha anche descritto il regolamento.

Calabrò ha poi ricordato che il provvedimento è stato ''messo alla consultazione pubblica'' e ha osservato che ''il più appropriato ed elevato confronto è certamente quello col Parlamento che ha competenza legislativa in materia''. ''Ci permettiamo di auspicare - ha concluso - che anche il Parlamento nella sua sovranità affronti le principali questioni aperte che si collocano oltre l'orizzonte dell'azione amministrativa. Solo in questo modo internet potrà integrare e far convergere, realmente e per tutti, diversi media ampliando a dismisura le loro possibilità. Non ne segnerà la fine ma ne aumenterà il valore''.

In commissione è intervenuto anche il senatore PD Vincenzo Vita: ''Si è sottolineato che non basta un regolamento. Sono anni, ormai, che l'Italia attende la riforma della legge sul diritto d'autore''.

''Basterebbe, come affermato dallo stesso presidente dell'Agcom durante la relazione annuale al Parlamento, una sola norma di legge ben calibrata a consacrare a livello di legislazione primaria principi guida equilibrati - aggiunge Vita -. Nell'era digitale e nell'avanzamento delle tecnologie web la difesa del vecchio diritto si rivela un boomerang, mettendo in crisi gli stessi interessi che si vorrebbe astrattamente tutelare. L'evoluzione acceleratissima dei beni immateriali richiede una forma di tutela adeguata alle novità. La libertà della rete e la tutela del lavoro intellettuale sono entrambi diritti essenziali. Proprio per questo è indifferibile una chiara norma di legge''.

''Per questo - sottolinea Vita - è preferibile una scelta di moratoria da parte dell'Autorità, facendo precedere l'atto
definitivo dell'Agcom dal varo di una breve ma impegnativa legge di principi del Parlamento italiano. O è meglio che piovano ricorsi a proposito della legittimità della decisione dell'organismo di garanzia e della stessa competenza a decidere di quest'ultimo? E' ormai ineludibile che il Parlamento affronti la questione con una legge, prima che si realizzi l'ambizione di Berlusconi di occuparsi della rete dopo la televisione".
"La tragedia italiana non avrebbe più fine. Senza una legge ad hoc il disagio rischia di diventare molto serio'', conclude il parlamentare del Pd.

21 Luglio 2011