Ddl intercettazioni, levata di scudi contro la norma "ammazza-blog"

INTERNET

L'opposizione dichiara guerra all'articolo che prevede l'obbligo di rettifica anche per i siti che non sono testate giornalistiche. Pd, Api, Idv e Federazione della Sinistra concordi: "Così si viola la libertà di espressione e informazione"

di Federica Meta
L’opposizione e il popolo della Rete scenda in campo contro il ddl sulle intercettazione che - in una norma ad hoc - prevede l'obbligo di un sito web e non solo una testata giornalistica, di rettificare un articolo o notizia pubblicata entro 48 ore dalla richiesta via email da persone che si ritengono lese dal contenuto presente.

Secondo Paolo Gentiloni, responsabile Forum Ict del Pd, “il ddl oltre a colpire drasticamente gli strumenti per combattere delinquenza e criminalità contiene un incredibile attacco a Internet''.
''Trasferire le norme sull'obbligo di rettifica tipiche della carta stampata, alla rete è ovviamente impossibile. L'unica conseguenza di una tale assurdità giuridica sarebbe il blocco di fatto di siti, blog e social network – sottolinea - 23 milioni di italiani usano i social network ma questo governo 'televisivo' non se ne è ancora accorto. In Parlamento il Pd utilizzerà ogni mezzo disponibile contro questo attacco alla libertà delle rete''.


Stefano Gazziano, responsabile Internet e nuovi Media dell’Api parla di “norma liberticida, scritta da sicuro incompetenti”. ''Il governo - continua Gazziano - ripropone ancora la norma che equipara qualsiasi 'sito informatico' a giornali e stampa, obbligando il gestore a pubblicare correzioni di chicchessia si senta diffamato semplicemente 'entro 48 ore dalla richiesta pena multe fino a 12.000 euro''.

''Social network e blog non sono equiparabili a giornali e periodici, anche telematici- insiste l’esponente dell’Api - La diffamazione a mezzo stampa esiste già nella legislazione e si applica anche per via telematica. Non c'è nessun bisogno di questa nuova limitazione. Dobbiamo cercare di impedire questa pesante violazione alla libertà di espressione. Quella norma non deve essere approvata''.

“La legge sulle intercettazioni è un bavaglio 'ad personam' – rimarca il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi - Solo un governo allo sfascio e prossimo al tracollo può pensare di approvare una norma che serve solo ad impedire la pubblicazioni di intercettazioni che inchiodano il premier ed i suoi scherani''.

''L'Italia nonostante Berlusconi – aggiunge Donadi - è ancora una grande e forte democrazia e non approverà mai una legge che censura l'informazione, degna più di un regime autoritario che di un paese dell'Unione Europea. Mettere il bavaglio per salvare le apparenze e impedire che si scoprano scandali, reati e comportamenti vergognosi è solo un atto illiberale di un governo finito, senza più alcun orizzonte politico''.

Secondo Manuela Palermi, responsabile Comunicazione del Pdci-Federazione della sinistra, il ddl “pur di censuare le notizie, e coprire con un velo pietoso i vizi e le malefatte del premier, ora provano a mettere la museruola anche ad internet e alla sua rete, uccidendo così lo strumento più libero e immediato di comunicazione".

"Il ddl è di una pericolosita' inaudita – puntualizza la Palermi - I signori del governo, da una parte, dimostrano la loro totale malafede, colpendo uno dei mezzi di indagine piu' adeguati, facendo del male alla giustizia italiana, e dall'altra palesano la loro ossessione nei confronti della libera informazione, che va definitivamente a  farsi benedire".

Anche il mondo di giornalismo si mobilita. Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, annuncia per giovedì 29 settembre una manifestazione a Piazza del Pantheon a Roma, alle 15. “Il governo Berlusconi riporta in aula il decreto legge sulle intercettazioni che ci scipperà del diritto di sapere, che renderà ai magistrati difficile indagare e ai giornalisti impossibile raccontare i fatti. Un’altra legge ad personam – dice Natale -Non se ne può più. Ogni volta che uno scandalo colpisce il Presidente del Consiglio, il Governo torna a voler limitare la libertà d’informazione. Non ce la faremo togliere, questa libertà".

26 Settembre 2011