Facebook, allarme privacy per le nuove app

SOCIAL NETWORK

Secondo gli esperti dell'Electronic Privacy Information Center le funzionalità avanzate per la condivisione aumentano il rischio che i dati siano utilizzati a scopi pubblicitari senza il consenso degli utenti. Ma il social network assicura: "Totale protezione delle info"

di Federica Meta
Le nuove apps targate Facebook hanno messo in allarme gli esperti della privacy, secondo cui gli utenti non sarebbero sufficientemente a conoscenza di come verranno utilizzate le informazioni - comprese le abitudini di lettura e ascolto - raccolte dal social network tramite l'uso delle applicazioni e del "push" dei tasti "read-listened-watchened", considerati la versione aggiornata dell'ormai famosi "I like".

A mettere in allarme gli esperti, la possibilità che le attività degli utenti di Fb possano diventare puntello per rendere più efficaci le “Sponsored Stories”, che consentono di trasformare in “Facebook Ad” – ovvero in annunci pubblicitari - alcune azioni degli utenti: i “like”, i “check-in”, i post e le azioni nelle application. “Lo stesso Mark Zuckerberg – sottolinea Marc Rotenberg, direttore esecutivo di Electronic Privacy Information Center - nel presentare le nuove apps, ha chiarito che condividere musica, film e libri avrà lo stesso significato che cliccare sul tasto ‘I like’, mettendo così gli advertiser nelle condizioni di utilizzare quelle azioni per modellare Sponsored Stories più mirate”.

I primi ad avvantaggiarsi di questa situazione sarebbero i partner di Facebook che rendono possibile la fruizione e la condivisione dei contenuti: Spotify, Rdio, Deezer e dei video Netflix e Hulu.
Ma le nuove apps hanno messo in allarme anche gli utenti. Nei giorni scorsi Spotify ha dovuto affrontare una raffica di lamentele da parte dei nuovi utenti a cui aveva chiesto di utilizzare le credenziali di Facebook per registrarsi ai servizi musicali. Una “commistione” dunque poco gradita.

Facebook, dal canto suo, ha ribadito che le nuove apps sono state pensate per migliorare l’esperienza degli “amici” e non per creare nuove opportunità per le aziende, assicurando che fornirà “un controllo completo sulle info a tutela della privacy”.

29 Settembre 2011