Fatturato a -73%. Lo "tsunami" pirateria sul mercato musicale

LA CRISI

L'allarme del settore: illegale il 95% dei brani scaricati. Enzo Mazza (Fimi): "Senza un'inversione di tendenza a rischio 1 milione e 200mila posti di lavoro da qui al 2015"

di F.Me.
E' una discografia in difficoltà, che deve fare i conti con una perdita di fatturato pari al 73% negli ultimi dieci anni e con il fenomeno della pirateria che, invece continua a proliferare, quella che emerge dai numeri resi noti oggi in un convegno all'Accademia della Guardia di Finanza di Bergamo.

I problemi per i discografici italiani arrivano soprattutto dalla Rete, dove il 95% dei file musicali scaricati continua ad essere illegale. Senza un'inversione di tendenza, da qui al 2015 si prevede una perdita, in Europa, di un milione e 200 mila posti di lavoro. "Il fenomeno della pirateria - ha spiegato Enzo Mazza, presidente della Federazione industria musicale italiana, la Fimi - è rilevante, ed è difficile sostenere un'economia con questa competizione. Penso che l'unica strada percorribile sia quella di colpire con efficacia i siti parassiti, che si collocano per lo più all'estero, esportando tra l'altro ulteriori capitali destinati alla pubblicità".

"La normativa italiana è buona, ma viene applicata poco e male - ha sottolineato Mazza -. Bisognerebbe invece renderla più efficiente, con misure che oltre a colpire la pirateria, contribuiscano alla crescita delle piattaforme legali. L'offerta del digitale cresce del 10% ogni sei mesi e ad oggi le vendite legali attraverso la Rete rappresentano il 23% del totale del mercato italiano, ma purtroppo l'Italia soffre anche di un generale ritardo tecnologico, rispetto a tanti altri Paesi".

Il settore digitale è comunque in crescita: in un anno il digital download ha fatto registrare un incremento del 13%, con una percentuale di album che cresce del 37% (+6% per i singoli). In Europa il fatturato della musica digitale si attesta invece al 35%, come ha ricordato Frances Moore, vicepresidente esecutivo della Federazione internazionale dell'industria fonografica. "La pirateria fa perdere posti di lavoro e gettito fiscale - ha rimarcato - Serve la collaborazione di tutti, dalle forze di polizia ai governi, fino alle aziende che si occupano dei sistemi di pagamento e ai motori di ricerca. Per il futuro siamo ottimisti perché ci rendiamo conto finalmente di non essere più soli. La pirateria non è un problema solo discografico, ma tocca la società nel suo complesso".

Basti pensare che il calo del fatturato italiano dal 1999 al 2010 ha portato a una perdita per lo Stato di circa 200 milioni di euro solo in fatto di Iva. Il presidente della Fimi, Mazza, ha auspicato infine che le misure attualmente all'esame dell'Agcom possano portare all'introduzione di serie procedure per il blocco e l'inibizione dei siti illegali.

Blocchi che quando attuati dalla magistratura hanno colpito le piattaforme parassite come PirateBay e BTJunkie con conseguenti cali nel traffico illecito. "La pirateria è soprattutto un problema per i giovani artisti, perché impedisce alla discografia di trovare i fondi per investire su di loro", ha detto Gianni Morandi, intervenendo al convegno. "Il principio fondamentale è quello della proprietà intellettuale. Proteggerla significa soprattutto incoraggiare il talento. Ormai attraverso la rete si riesce ad ascoltare qualsiasi tipo di musica, a volte anche gratis. Bisognerebbe trovare un accordo per fare in modo che rubare non sia piu' necessario".

05 Ottobre 2011