Più privacy per Facebook, storico accordo con la Ftc

IN VISTA DELL'IPO

Il sito social accetta di richiedere il consenso degli utenti prima di effettuare cambiamenti alle impostazioni sulla privacy. E di essere sottoposto a controlli periodici per i prossimi 20 anni. Nessuna multa, ma la trasgressione del patto potrebbe costare 16mila dollari al giorno. Zuckerberg: "E' vero, abbiamo fatto un sacco di sbagli". Ora via libera all'Ipo

di Patrizia Licata
Facebook sigla uno "storico" accordo con la Federal trade commission americana: cambiano da ora le regole del gioco sul fronte privacy per il sito social. Che per i prossimi vent'anni dovrà sottoporsi a revisioni biennali da parte di organismi indipendenti. E dovrà ottenere il consenso degli utenti prima di fare modifiche che intaccano la gestione della privacy (per esempio, se un utente sceglie di rendere visibili le proprie foto solo agli "amici", Facebook dovrà ottenere il suo consenso prima di allargare il bacino di utenti a cui rendere visibili le foto). Nessuna multa è stata inflitta al sito: ma se Facebook violerà i termini dell'accordo con l'Ftc in futuro, gli costerà 16mila dollari al giorno.

Un passo importante per Facebook. Soprattutto in vista dell’Ipo, perché libera l'azienda da ogni problema legale con la Ftc e rassicura gli investitori.

La Ftc si era mossa contro Facebook accogliendo una serie di reclami di associazioni in difesa dei consumatori e riconoscendo che il sito aveva violato, anche se non intenzionalmente, la privacy degli utenti. “Le aziende devono rispettare gli impegni sulla privacy”, ha commentato il presidente della Ftc Jon Leibowitz. Questo accordo, ha aggiunto, “proteggerà le scelte dei consumatori e permetterà loro di ottenere informazioni complete e veritiere su come i loro dati vengono condivisi”.

"Abbiamo commesso degli errori" ha ammesso in un post pubblicato sul blog ufficiale, il chief executive officer Mark Zuckerberg precisando che la sua azienda avrebbe dovuto essere più attenta nel proteggere la privacy degli utenti. In particolare Zuckerberg ha sottolineato di aver sbagliato nel modificare le impostazioni della privacy due anni fa senza avvisare gli utenti. “Questi errori hanno finito col mettere in ombra tutto il buon lavoro che abbiamo fatto", scrive Zuckerberg.

Marc Rotenberg, direttore esecutivo dell’Electronic Privacy Information Center, gruppo di Washington che difende i diritti dei consumatori (aveva presentato un reclamo contro Facebook per questioni di privacy nel 2009), commenta che l’accordo di oggi “impone degli obblighi che eviteranno che Facebook calpesti il diritto alla privacy degli utenti nel futuro”. Inoltre i nuovi obblighi mandano un messaggio al resto dell’industria di Internet: ci sono buone pratiche da seguire tra cui, in particolare, chiedere il consenso dei consumatori prima di introdurre dei cambiamenti su come le informazioni personali vengono trattate.

Zuckerberg ha detto che la sua azienda ha già posto riparo a diversi comportamenti che hanno suscitato la preoccupazione della Ftc. Ora ha anche nominato due chief privacy officer: Erin Egan, ex partner della Covington & Burling e specializzata in sicurezza dei dati, e Michael Richter, già head privacy counsel di Facebook. L’accordo con la Ftc esige infatti che Facebook rediga un “esteso programma sulla privacy”.

Il social network dovrà anche bloccare l’accesso ai profili degli utenti entro 30 giorni dalla loro cancellazione e non dovrà fare alcuna affermazione “ingannevole” sulle proprie pratiche in materia di privacy. In passato, invece, secondo la Ftc, Facebook ha ingannato i suoi utenti, trasferendo le loro informazioni personali agli inserzionisti dopo aver garantito che non l’avrebbe fatto. L’azienda non aveva inoltre informato gli utenti che avrebbe modificato il sito a dicembre 2009 e ha reso pubbliche certe informazioni che gli utenti avevano designato come private, per esempio la lista di amici.

Chris Conley, avvocato della American Civil Liberties Union of Northern California, afferma che il patteggiamento tra Facebook e la Ftc dimostra che “le aziende non possono semplicemente cambiare le loro pratiche senza il permesso degli utenti”, ma sottolinea come le rapide trasformazioni della tecnologia renderebbero necessario definire nuove regole e strumenti per difendere la privacy.

30 Novembre 2011