Google & Co. contro Hollywood: "Vogliono censurare il Web"

LEGGI ANTI-PIRATERIA

Le società di Internet all'attacco della proposta di legge: "Rischia di trasformare motori di ricerca e Isp in poliziotti del web. E' un ostacolo all'innovazione tecnologica"

di Patrizia Licata
Un gruppo di Internet companies con in testa Google spinge per bloccare la legge anti-pirateria al vaglio dello Us House Judiciary Committee: la normativa, fortemente sostenuta dall’industria di Hollywood, è vista infatti da Mountain View e le sue alleate come una forma di censura su Internet.

Sia l’industria di Internet che quella delle case cinematografiche hanno condotto un'intensa azione di lobby a Washington per contrastare o sostenere la nuova legge in vista del voto del panel, previsto per il 15 dicembre.

Gli studios considerano le nuove misure un valido sistema per colpire il furto di proprietà intellettuale, ma il presidente di Google Eric Schmidt ha gridato alla censura. “Non si dovrebbero criminalizzare gli intermediari”, afferma Schmidt. “Bisogna perseguire chi viola la legge”.

In base alla normativa che il panel sta discutendo, il dipartimento di Giustizia americano avrebbe il potere di richiedere un ordine del tribunale per imporre a Internet service provider, motori di ricerca, servizi di pagamento e reti di advertising di bloccare o interrompere i propri rapporti di affari con siti web non americani collegati alla pirateria.

La legge in discussione alla Casa dei rappresentanti, introdotta dal presidente del Judiciary Committee Lamar Smith, repubblicano del Texas, conta oltre venticinque sponsor in entrambi i partiti.

“Le legge proposta funziona all’interno dell’attuale sistema di protezione della proprietà intellettuale”, sostiene Smith. “Prima riusciremo a tagliare il flusso di entrate che si dirige verso i siti che violano la legge, meglio sarà per chi innova e crea lavoro in America”.

Ma mentre la Motion Picture Association of America è molto soddisfatta dell’approccio, Google, Facebook, Amazon e altre aziende del web affermano che le nuove misure anti-pirateria le costringeranno a ergersi impropriamente a poliziotti di Internet e rischiano di soffocare la crescita dell’industria tecnologica americana. Le aziende hitech stanno facendo pressione a Washington proponendo una legge alternativa che renderebbe la Us International Trade Commission, e non il dipartimento di Giustizia, arbitro delle questioni di violazione di copyright. La Itc ha il potere di bloccare le importazioni dei prodotti di cui viene dimostrato che violano i diritti di copyright.

"La nostra proposta alternativa offre rimedi efficaci contro la pirateria”, affermano le aziende del web rappresentate dalla Computer & Communications Industry Association, dalla Consumer Electronics association e da NetCoalition, “senza far ricadere la responsabilità sulle aziende tecnologiche americane che hanno sempre agito nella legalità”.

14 Dicembre 2011