LA SENTENZA

Ue, svolta copyright: “Vietato filtrare”

Una sentenza dell’alta Corte europea stabilisce che i social network non possano essere costretti a predisporre sistemi per prevenire la pirateria online. Genna (Aiip): “Forti ripercussioni anche in Italia”

Pubblicato il 16 Feb 2012

giustizia-120130115502

Il gestore di un social network non può essere costretto a predisporre un sistema di filtri anti-pirateria. Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue con una sentenza destinata a segnare una svolta sul fronte della tutela del diritto d’autore e che apre nuovi scenari su una serie di casi che si sono verificati anche in Italia. La sentenza ha opposto la Sabam, società belga di gestione dei diritti d’autore, a Netlog, gestore di una piattaforma di rete sociale. Per i giudici europei l’imposizione di un sistema di filtraggio al social network non rispetterebbe "il divieto di imporre al gestore un obbligo generale di sorveglianza, né l’esigenza di garantire il giusto equilibrio tra la tutela del diritto d’autore, libertà d’impresa, il diritto alla protezione dei dati personali e libertà di ricevere o comunicare informazioni.

"Per quanto il copyright sia un diritto importante – spiega al Corriere delle Comunicazioni Innocenzo Genna, esperto di regolamentazione e consigliere Aiip – non è dunque inviolabile e non può prevalere su altri diritti ugualmente tutelati dai trattati europei in particolare sul diritto degli Isp a non essere costretti a monitorare il traffico Internet, il diritto alla privacy dei terzi, il diritto di espressione dei cittadini europei e il principio di proporzionalità, poiché un filtro del traffico Internet darebbe luogo ad un sistema costoso che l’Isp dovrebbe sostenere ingiustamente".

“La sentenza della Corte Europea – puntualizza inoltre Genna – costituisce una solida cornice per la Commissione Europea che sta analizzando propose per lo sviluppo dei contenuti online, la lotta alla pirateria online, lo status degli Isp, i rapporti tra le varie normative coinvolte (privacy, diritti umani, commercio elettronico, copyright)”.

Per quanto riguarda l’Italia – rileva l’esperto – “la sentenza è destinata ad avere un impatto anche sui procedimenti giudiziari pendenti verso social network, in particolare YouTube e Yahoo!, cui era stato chiesto di filtrare e bloccare in anticipo determinati contenuti televisivi e cinematografici”. Mediaset ha di recente fatto causa a ha fatto causa a Google chiedendo 500 milioni di euro di danni, per la diffusione online di contenuti protetti da copyright, dopo aver vinto quella contro YouTube nell’ “affaire” Grande Fratello.

Fulvio Sarzana, avvocato esperto di copyright e nuovi media, osserva che con la decisione della Corte Ue“il tema dei filtri al Web sembra essere tramontato. Alla luce di queste pronunce appaiono sempre meno sostenibili, a mio avviso, i modelli di tutela preventiva”.

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

Articoli correlati