'I giornalisti verifichino le info dei social network'

GARANTE PRIVACY

L'Authority ricorda anche che i gestori delle piattaforme 2.0, extra-europei compresi, sono soggetti alle direttive Ue sulla protezione dei dati nonché a quelle nazionali

“È necessario che i giornalisti verifichino sempre con attenzione le informazioni personali e le immagini che si possono trovare su Facebook e gli altri social network”. Questo il contenuto di una lettera inviata dal Garante per la Protezione dei dati perdonali al Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti e alla Fieg e contenuta nella newsletter dell’Authority.  “Internet costituisce oggi, infatti, per i giornalisti una ricca fonte di dati - si legge nella missiva -. Tuttavia la facile accessibilità agli stessi non può consentire un uso indiscriminato, senza adeguate verifiche sulla loro esattezza e completezza, oltre che sulla loro pertinenza sui fatti narrati. La scrupolosa verifica delle informazioni è tanto più necessaria se si considera il fatto che gli utenti dei social network non sono ancora pienamente consapevoli del fatto che i dati personali da loro inseriti su Facebook e su altri siti sono facilmente raggiungibili attraverso i motori di ricerca”.
“Nei mesi scorsi - prosegue - la stessa Autorità è dovuta intervenire a seguito delle segnalazioni di alcuni cittadini che lamentavano la diffusione, su quotidiani e testate televisive, di informazioni e fotografie da loro inserite su Facebook, associate però a persone omonime, prosegue la missiva.
 Il Garante, in linea con altre Autorità europee ha dunque invitato sia l'Ordine nazionale dei giornalisti sia la Federazione italiana degli editori giornali a “condividere l'opera di sensibilizzazione richiamando i direttori e i giornalisti al più scrupoloso rispetto dei principi che costituiscono l'essenza di una corretta e professionale attività giornalistica”.

E se i giornalisti hanno specifiche responsabilità attinenti alla loro professione, gestori e utenti ne hanno altrettante relative alla modalità di utilizzo. Rendendo noto il parere recentemente adottato dal Gruppo dei Garanti europei , l’Authoriry italiana specifica che “i gestori di tali piattaforme, anche quelle gestite da Paesi extra-Unione europea, sono soggetti alle disposizioni della direttiva europea sulla protezione dei dati e, quindi, delle leggi nazionali in materia, nella misura in cui il funzionamento dei social network richiede l'utilizzo di strumenti situati fisicamente sul territorio dell'Unione europea”.
I Garanti della privacy europei chiedono che i gestori dei social network rispettino una serie di obblighi: avvertire gli utenti sulla necessità di ottenere il consenso informato dell'utente prima di permettere a terzi di accedere ai dati contenuti nel suo profilo; cancellare i dati personali contenuti nei profili-utente che siano disattivati, fatta salva la loro conservazione, in casi specifici, per contrastare comportamenti illeciti.  Inoltre si chiede ai gestori dei social network di mettere a disposizione strumenti facili e immediati per consentire agli utenti l'esercizio dei diritti previsti dalla normativa (accesso, rettifica, cancellazione), come ad esempio un unico sportello reclami raggiungibile da tutti i Paesi ; dare la possibilità agli utenti di navigare e utilizzare i servizi anche attraverso pseudonimi; adottare idonee misure di sicurezza (tecniche ed organizzative), anche con riguardo ai rischi di spam.

“È necessario - si legge nella newsletter del Garante per la privacy italiano -che i gestori di social network forniscano, per default, una configurazione in grado di escludere la possibilità che motori di ricerca esterni indicizzino le informazioni contenute nel profilo-utente. Va fornita, infine, un'informativa completa sulla natura del servizio e sui possibili rischi. Quello di una informazione facilmente comprensibile dagli utenti è uno degli aspetti cruciali sui quali sensibilizzare gestori di social network”.
Un capitolo a sé è dedicato ai minori. Il recente parere dei Garanti Ue ricorda l'obbligo di adottare particolari cautele in questo ambito, soprattutto per i problemi connessi alla verifica del consenso prestato da soggetti minorenni. “Occorre una strategia multi-livello che comprenda educazione all'uso, sviluppo di tecnologie di protezione, promozione dell'autoregolamentazione da parte dei gestori di social network, interventi normativi per scoraggiare e sanzionare le violazioni di legge”, conclude la newsletter.

27 Luglio 2009