Aie all'attacco di Google Books. La parola alla Corte di New York

EDITORIA DIGITALE

L'Associazione editori ha inviato le sue obiezioni al tribunale statunitense sottolinenando il pericolo di monopolio

di Federica Meta
L’Aie contro Google Books. L’Associazione italiana editori ha presentato oggi alla Corte di New York le sue obiezioni sul progetto di digitalizzazione di libri di Mountain View. “Gli editori italiani sono contrari a un regime speciale dei diritti d’autore a favore di una singola impresa – si legge nella nota diffusa dall’Aie -. Per questo denunciano i rischi di monopolio e scelte tecnologiche inadeguate”.
Le obiezioni si riferiscono all’accordo transattivo (Settlement) per chiudere la class action tra Google e le associazioni di autori ed editori americani per il servizio Book Search, che coinvolge anche qualsiasi opera libraria italiana disponibile sul mercato Usa (la prima udienza della Corte di New York è prevista il 7 ottobre).

Il Settlement prevede che Google possa digitalizzare e vendere in diverse forme le opere fuori commercio a meno che gli autori o gli editori non dispongano diversamente registrandosi in un apposito Registro. “Ciò viola in più parti la Convenzione di Berna sul diritto d’autore - si legge nel testo inviato alla Corte - che stabilisce il consenso preventivo per qualsiasi utilizzo delle opere e che la tutela prescinda da qualsiasi registrazione".

“Siamo di fronte a un accordo privato che di fatto istituisce un regime speciale di gestione dei diritti a favore di una singola impresa - sostiene l’Aie -. Il che è senza precedenti, in quanto le eccezioni del diritto d’autore sono sempre stabilite invece dalla legge e a favore del pubblico, non di un singolo. Un regime di questo genere genera rischi concreti di creazione di un monopolio nell’editoria elettronica libraria. Qualsiasi concorrente di Google, infatti, dovrà continuare a chiedere le dovute autorizzazioni. Chi potrà competere con il gigante di Mountain View, che già può sfruttare le sinergie con il suo motore di ricerca per acquisire visibilità?”

Altra clausola del Settlement che non convince gli editori è quella che attribuisce a Google un potere totalmente discrezionale di escludere i libri non graditi: “la prospettiva di un monopolio associata a un incondizionato potere censorio deve preoccupare tutti”, rimarcano infatti.
E l’alternativa all’eventuale monopolio è stata già messa in campo. Aie è infatti coordinatore del progetto Arrow (www.arrow-net.eu) in progetto voluto dalla Ue sulle  biblioteche digitali.  “L’approccio di Google è totalmente diverso dal nostro - ha spiegato Piero Attanasio, direttore tecnico di Arrow -. Mountain View, invece di utilizzare a pieno le tecnologie di rete, ha deciso di accumulare in un'unica banca dati centrale oltre 60 milioni di record, di fonti diverse, combinati in modo non trasparente”. Rispetto a questa procedura l’Aie ha rilevato, in un’indagine, tassi di errore fino all’81% nella corretta individuazione della disponibilità commerciale dei libri.

Oltre che gli editori Google Books preoccupa anche la Ftc (Federal Trade Commission) americana. Ieri l'Authority ha inviato una lettera al motore di ricerca invitandolo ad impegnarsi a sviluppare una nuova politica di privacy sui propri libri elettronici e a focalizzare l'attenzione sulla "limitazione di usi secondari dei dati personali raccolti tramite Google Books, compresi gli usi che possano essere contrari alle ragionevoli aspettative dei consumatori", dice la missiva. Tra gli usi secondari rientra l'utilizzo dei dati sulle preferenze degli utenti per promuovere pubblicità ad hoc.

04 Settembre 2009