Audiovisivo, la difficile corsa verso il mercato unico europeo

DIRETTIVA SMA

A meno di sei mesi dal recepimento della direttiva Sma (Servizi di media audiovisivi) i player italiani chiedono apertura al product placement

di Patrizia Licata
“Le tecnologie si evolvono, la normativa cambia ma, a meno di sei mesi dal recepimento della nuova direttiva europea ‘Servizi di media audiovisivi’, sono ancora molti i problemi aperti”, scrive Francesca D’Angelo su Tivù. “A sollevarli, nel tentativo di sensibilizzare (ancora una volta) i politici italiani, sono gli stessi player”. “Meno vincoli, più flessibilità in materia di advertising, apertura al product placement, centralità dei contenuti e maggiore tutela per i produttori”: queste le richieste avanzate da network, imprenditori e associazioni del nostro Paese. Al centro, la nuova direttiva Servizi di media audiovisivi: “Infatti, con il mutare dello scenario tecnologico e di mercato, la Commissione europea ha giudicato opportuno rivedere il quadro normativo per i servizi audiovisivi, sostituendo ‘Tv senza frontiere’ con la nuova direttiva Sma”.

Molti i cambiamenti disposti sulla carta. Innanzitutto, vige il principio di neutralità tecnologica: i media non vengono distinti per il supporto, ma per il contenuto. Sono divisi in “lineari” (servizi ritenuti passivi) e “non lineari”, ovvero on demand. I broadcaster devono riservare ai prodotti europei una “majority proportion”: il 10% della loro programmazione o, in alternativa, del loro budget. Nella pubblicità è abolito il limite giornaliero del 20%; al suo posto, il limite orario del 20% (12 minuti) per spot pubblicitari e televendite, mentre per il product placement si conferma la proibizione di principio. Perplessi i player anche “su come costituire un mercato unico europeo”, scrive la D’Angelo. La nuova direttiva va tuttavia recepita per la fine di dicembre 2009; per agevolare il processo, il ministero dello Sviluppo economico ha istituito un Osservatorio ad hoc.

09 Settembre 2009