Murdoch: "Tempi difficili per Sky Italia ma la situazione cambierà"

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Il tycoon di NewsCorp spinge ancora sulle news a pagamento: "Possono far guadagnare molto"

di Patrizia Licata
In Italia ci vuole pazienza. Ma il nostro resta un grande mercato per Sky e la situazione di crisi si risolverà presto. Lo ha detto Rupert Murdoch, che ha concluso proprio parlando dell’Italia il suo lungo incontro con la comunità finanziaria a “Communcopia”, la conferenza organizzata ogni anno dalla banca Goldman Sachs “per tastare il polso delle grandi corporations della comunicazione”, riferisce l’inviato del Corriere della Sera, Massimo Gaggi. “Quando in un Paese il Pil cala del 6%, le cose sono più difficili per tutti, quindi anche per le nostre televisioni. E poi, dove funzionano le regole della concorrenza, lavorare è più facile. Se, invece, tutto dipende dall’autorità regolatrice, i problemi che ci troviamo davanti, anziché raddoppiati, sono addirittura triplicati”, ha dichiarato il fondatore della News Corp. “Detto questo, l’Italia rimane per noi un grande mercato e sono convinto che la situazione non rimarrà a lungo quella attuale. Prima o poi le cose cambieranno: noi, comunque, non molliamo”.

Il tycoon australiano non ha dimenticato nel suo discorso un cenno alla congiuntura economica internazionale: “Da novembre a giugno è stata dura. Siamo andati avanti col freno tirato. Da luglio abbiamo ricominciato a vedere la luce: pubblicità in ripresa in tv ma anche sui nostri giornali, salvo il Sunday Times. Fox ha ridotto le tariffe degli spot solo dell’1% e per quelli delle trasmissioni di intrattenimento abbiamo già il tutto esaurito fino a fine anno”. Ma Murdoch non accetta la provocazione del vicepresidente di Goldman Sachs Mark Wienkes che suggerisce di ribattezzare l’azienda “Entertainment Corp.” anziche’ News Corp: anche con le notizie si guadagna. “Guardi che cosa stiamo facendo con il Wall Street Journal”, ha sottolineato Murdoch. “Ben presto chi legge il Wall Street sul Blackberry o sull’iPhone (oggi gratis) pagherà due dollari a settimana, uno se è abbonato all’edizione di carta. E poi c’è l’evoluzione verso i nuovi lettori digitali che sostituiranno gradualmente la carta”. Ma il patron della News Corp. boccia Kindle della Amazon: meglio il Reader della Sony (con la quale la sua società ha un accordo, ricorda Gaggi).

16 Settembre 2009