Passaggio al digitale terrestre. Emittenti locali al bivio

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I dati dell'associazione Frt. Le televendite non bastano più, servono programmi "veri"

di Patrizia Licata

Per anni hanno fatto miracoli sopravvivendo nell’etere, resistendo allo strapotere di Rai e Mediaset e, più recentemente, alla crescita della tv via satellite e a pagamento. Sono le emittenti locali, che rappresentano “il 7% circa della torta complessiva delle risorse tv”, scrive Emanuele Bruno su Il Sole 24 Ore. “Ma quando nel 2012 saremo definitivamente in uno scenario ‘all digital’ questa quota potrebbe risultare di molto ridimensionata. Da Rai, da Mediaset, da Sky e dall’avanzata complessiva della tv a pagamento, ma anche dall’emergere di nuovi protagonisti dell’era della tv multicanale: distributori come Dahlia tv, content provider internazionali multipiattaforma come Disney, Turner e Viacom”.

Secondo lo studio di settore appena edito dall’associazione Frt, sono 400 le emittenti televisive locali attive in Italia e dal 2005 al 2007 solo il 10% dei soggetti ha cessato l’attività. Tuttavia, gli editori locali si trovano ad operare in condizioni sempre più difficili. “Con lo switch dalla vecchia modalità di distribuzione alla nuova si moltiplica per cinque lo spazio in cui prima si poteva proporre un unico canale, ma le questioni da risolvere sono tante”, nota Bruno. “Si deve innanzitutto decidere se fare il carrier o il content provider e la maggior parte degli editori ha scelto sia di produrre in proprio sia di ospitare canali terzi sui propri multiplex digitali”. Ancora: c’è da governare l’aggiornamento tecnologico (decidere se orientarsi subito verso i programmi in alta definizione, per esempio) e tutto questo “mentre l’economia e la pubblicità soffrono come mai prima per la lunga gelata dei consumi”. Se da un lato arrivano gli aiuti dello Stato alle emittenti che svolgono attività di informazione (aiuti sempre aumentati dal 1999 a oggi), dall’altro si registra “la crisi epocale vissuta dalle televendite, una voce che nella maggior parte dei casi rappresenta ben oltre il 50% dei ricavi delle tv locali. Nei primi sei mesi dell’anno il calo del fatturato di questo tipo è stato in molti casi superiore al 35%”. Conclude Bruno: gli operatori sono sempre più consapevoli di non potersi affidare a questa fonte di ricavi come “principale ancora di salvataggio”. Occorre mettere in palinsesto “programmi veri”, in grado di ospitare la pubblicità.

28 Settembre 2009