La Rai rischia "mega" multa. Nel mirino i criptaggi sul satellite

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L’Agcom infliggerebbe la sanzione nel caso fossero accertate irregolarità nei procedimenti seguiti all’uscita della Rai dalla piattaforma di Sky Italia

di Patrizia Licata
La tv di Stato rischia una multa da 90 milioni di euro: sotto accusa, il continuo criptaggio dei suoi programmi sul satellite, in contrasto con le norme del servizio pubblico. “Un colpo fatale per le casse della Rai a dir poco snellite dalla crisi e dal crollo della pubblicità”, nota Denise Pardo de L’Espresso. “Si tratterebbe del 3% del fatturato della televisione pubblica”.

L’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni presieduta da Corrado Calabrò, infliggerebbe la pesante sanzione pecuniaria nel caso fossero accertate “irregolarità nei procedimenti seguiti all’uscita della Rai dalla piattaforma di Sky Italia”, spiega la Pardo. “Al momento, si tratta di un’istruttoria. Ma il documento dell’Ufficio legale Rai mostra bene la preoccupazione nei riguardi della faccenda”: l’Agcom chiede urgentemente “informazioni ed elementi utili ulteriori a quelli già emersi nel corso della preistruttoria”, ovvero, secondo la giornalista de L’Espresso, si cercano “pezze d’appoggio più forti di quelle che non sono riuscite ad evitare l’apertura dell’istruttoria”. Tutta colpa della disdetta del contratto che legava viale Mazzini a Sky Italia, spiega la Pardo: “La Rai, dopo aver fondato Tivùsat (la nuova piattaforma con Mediaset, La7 e Telecom), ha rifiutato l’offerta di Sky di 350 milioni spalmati in sette anni per trasmettere i canali di viale Mazzini e di altri 50 milioni circa per la pubblicità: un favore a Mediaset, nel bel mezzo del passaggio dall’analogico al digitale terrestre. Così è entrata nell’occhio del ciclone degli accertamenti dell’Autorità, anche a causa di una denuncia dell’associazione dei consumatori Altroconsumo”.

L’Agcom avrebbe riscontrato alcune “criticità” nell’avvio delle trasmissioni di Tivùsat sotto il profilo del rispetto degli obblighi del servizio pubblico, perché non sarebbe stata data informazione agli abbonati Rai dell’impossibilità, a partire dal 1 agosto 2009, di vedere integralmente i tre canali generalisti di servizio pubblico sulla piattaforma di Sky Italia. Non solo. Viale Mazzini avrebbe operato un “eccesso di criptaggio nell’ultimo periodo (oscurando all’improvviso molte trasmissioni)”. Conclude l’Agcom: “Le modalità messe in atto per garantire l’universalità del servizio pubblico non apparirebbero rispettose del contratto di servizio”, come riporta ancora la Pardo. Se il garante riscontrerà “infrazioni gravi dell’obbligo del servizio pubblico”, scatterà la sanzione “pesantissima”.

02 Ottobre 2009