Reding: "Serve un mercato unico dei digital content"

UNIONE EUROPEA

Il commissario Ue alla Società dell'Informazione ribadisce l'impegno di Bruxelles a creare i presupposti regolamentari ideali per la digitalizzazione, l’accesso e l’autorizzazione dei contenuti digitali in tutti i 27 Paesi dell’Ue

di Patrizia Licata
Il White Paper sulla strategia per lo sviluppo dei nuovi servizi media dell’EDiMa (l'organismo che riunisce le digital media company europee) dovrebbe “concentrarsi sulla creazione di un singolo mercato digitale per i consumatori, i creatori di contenuti e gli internet service provider”. Lo ha dichiarato il commissario europeo per l’Information society Viviane Reding. “Tutto il nostro lavoro per rendere moderne le regole delle telecomunicazioni, promuovere Internet e la banda larga che senso avrebbe se non promuovessimo anche l’adozione di servizi basati su Internet e la distribuzioni dei contenuti via web? Sarebbe come avere un oleodotto senza il petrolio”, ha detto la Reding. “Il Singolo mercato digitale è la fonte di tutti i servizi che renderanno la nostra economia basata sulla conoscenza e pienamente digitale”. Secondo il commissario Ue, oggi il mercato dei servizi digitali è ostacolato dalla frammentazione delle regole, diverse Stato per Stato. L’anno scorso un consumatore europeo su tre ha comprato online, ma solo il 7% lo ha fatto in un Paese diverso dal proprio.

Tre quarti dei retailer europei vendono su Internet, ma solo uno su cinque attraversa il confine. Di qui l’appello per l’adozione della bozza della Direttiva per i diritti dei consumatori (Consumer Rights Directive), che chiede regole comuni per il mercato retail nell’Ue. Il gap è ancora maggiore se si guarda alla fornitura di contenuti digitali da un Paese all’altro. Colpa, dice la Reding, delle norme che regolano le licenze e i diritti d’autore, non applicabili al mondo digitale. “Non solo si limita l’offerta legale di contenuto online, ma si ostacola lo sviluppo di nuovi servizi media”: spesso il contenuto acquistato online legalmente può essere acquistato o scaricato solo nel Paese di residenza del consumatore e ha una protezione tecnologica che ne limita l’uso a un solo tipo di media player. “Presto le forze del mercato renderanno questi modelli di business sorpassati”, dice la Reding. “Il 60% dei giovani utenti Internet europei scarica contenuti gratis dal web e il 28% dice di non essere disposto a pagarli. Ma questa percentuale si ridurrebbe se i giovani trovassero offerte concorrenziali e meno restrizioni contrattuali e tecnologiche. Questi utenti sono il nostro futuro”. “Siamo onesti”, continua la Reding: “nell’offerta di contenuti digitali, l’Europa non è il più vasto mercato del mondo, ma 27 mercati separati. Ecco perché gli Usa ci sono superiori”.

A proposito degli Stati Uniti: perderà l’Europa la partita della digitalizzazione dei libri? La Reding cita apertamente il caso di Google Books: “Se non agiamo subito, i cittadini Usa non solo godranno della più ampia offerta di contenuti digitali, ma potranno accedere con un semplice click a 10 milioni di libri, tra cui moltissimi parte dell’eredità culturale europea. Potrebbe nascere un nuovo digital divide tra le due sponde dell’Atlantico. Oggi, detentori di diritti e Isp in Europa investono troppo tempo e denaro nella gestione dei diritti, anziché in servizi capaci di attrarre utenti”. “Dobbiamo affrontare il problema della digitalizzazione di massa dei libri e delle opere orfane”, ha sottolineato la Reding parlando delle priorità nella sua agenda. “E’ inaccettabile che un’enorme parte dell’eredità culturale europea resti inaccessibile ai cittadini Ue, quando potrebbe essere a portata di click. La risposta europea a Google Books non deve essere una guerra culturale contro il progresso tecnologico, ma un invito ad accelerare la migrazione dell’Europa verso un sistema moderno che faccia l’interesse di autori e investitori. Dobbiamo mettere in atto soluzioni che evitino che la digitalizzazione avvenga tutta negli Stati Uniti”.

La Commissione ha recentemente adottato la comunicazione "Europeana - next steps" per dare un nuovo indirizzo al progetto della libreria digitale europea. La Reding insieme al commissario Charlie McCreevy ha lanciato poi un’altra comunicazione sul "Copyright nella società della conoscenza”. La Commissione ha anche cominciato ad affrontare un punto importante del White Paper dell’EDiMA: le conseguenze della mancanza di una politica coordinata sui temi del copyright e dei contenuti digitali all’interno delle istituzioni dell’Ue. L’obiettivo, conclude la Reding, è raggiungere la creazione di un mercato unico, moderno, favorevole alla libera concorrenza, con più opportunità per i consumatori che costituisca l’ambiente ideale per la digitalizzazione, l’accesso e l’autorizzazione dei contenuti digitali in tutti i 27 Paesi dell’Ue, dove gli utenti europei potranno comprare ovunque e godere di qualunque contenuto su qualunque piattaforma. Un progetto su cui si lavorerà nei prossimi anni e che fa parte di quella che la Reding definisce “la nostra ambiziosa Agenda Digitale Europea”, alla cui definizione si è già impegnato il Presidente Barroso. “Tutto sarà fatto per eliminare i principali ostacoli al mercato unico digitale e rendere l’economia digitale un importante motore della ripresa in Europa”, ha concluso la Reding.

05 Ottobre 2009