Spotify, così l'Italia cambia musica

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Sbarca nel nostro Paese il servizio di streaming on demand per fisso e mobile. La strategia di sviluppo punta a portare la musica ovunque, in partnership con brand di settori diversi. La responsabile del mercato italiano Veronica Diquattro: "Nei prossimi mesi lanceremo Follow per seguire gli artisti preferiti e i loro gusti"

di Giovanni Iozzia

Sanremo sarà sempre Sanremo. Ma la musica non è più quella di una volta. Cambia velocemente. iTunes ha registrato il suo nuovo record: 25 miliardi di canzoni vendute. Il più grande negozio online del mondo continua a mietere successi, ma nella digital economy vendere non è più l’unica possibilità e avanza un nuovo modello di business, lo streaming, come prova la crescita di Spotify, il “fenomeno” svedese che da pochi giorni si è manifestato anche in Italia, dove il digitale rappresenta il 30% dei ricavi, ma è una voce in forte crescita. C’è quindi spazio e non è più detto che sia solo di Apple.

Nel 2012, secondo i dati appena diffusi da Fimi (la Federazione dell’industria che un tempo si diceva discografica…), il fatturato digitale è cresciuto del 31%, superando i 36 milioni di euro; il download di album e singoli del 25%. Ma il vero boom è quello dello streaming video (YouTube e Vimeo): + 77% con un fatturato di 8 milioni tutti prodotti dalla pubblicità. Non è più necessario possedere, quel che conta è l’uso, la possibilità di ascoltare sempre e ovunque i brani preferiti. Ancora una volta la musica sta anticipando un’evoluzione che potrebbe presto coinvolgere altri prodotti e altri settori economici. Argomenta Enzo Mazza, presidente della Fimi: “È il passaggio dal prodotto al servizio, che diventerà sempre più parte integrante dell’offerta mobile”.

In questo trend si inserisce Spotify: quartier generale a Stoccolma, 700 dipendenti nel mondo, 20 milioni di utenti in 17 Paesi, di cui 5 a pagamento, più di 300mila etichette discografiche coinvolte, 20 milioni di tracce che crescono di 200mila ogni giorno. In Italia sbarca con un team leggero guidato da Veronica Diquattro, bocconiana, 30 anni, ex Google, contemporaneamente in Polonia e Portogallo. E sull’onda di Sanremo. Gli obiettivi sono top secret, ma l’attesa e la curiosità fanno prevedere un buon successo. Nel modello generale gli abbonamenti (4,99 al mese per pc e 5,99 per smartphone e tablet) contano più della pubblicità che si prende 3 minuti l’ora in formato audio più i display.

I primi inserzionisti italiani sono marchi del livello di Alfa Romeo, Beck’s, Red Bull, DiSaronno. “L’attenzione a capire come funziona Spotify è grande”, dice la Diquattro che sottolinea l’importanza di esser social: “Non solo c’è la possibilità di condividere playlist con amici, anche se non è più necessario registrarsi con Facebook. Nei prossimi mesi lanceremo Follow, per seguire gli artisti preferiti e i loro gusti ma anche celebrity: ne stiamo individuando anche di italiane. Un’altra novità sarà Discover, di fatto una app per essere informati sulle novità e i concerti”. La strategia di sviluppo è dichiarata: portare la musica ovunque, in partnership con brand di settori diversi: “Per esempio nelle smart tv di Samsung o nei sistemi audio di Sonos”. E perché no nelle prossime auto web connected. L’autoradio come la conosciamo oggi potrebbe presto andare in pensione.

La musica vale meno? “Ci stiamo muovendo verso un fenomeno di massa. Non è più possibile ragionare per numero di copie vendute”, dice Mazza. “Il potenziale è enorme. Ci sono 24 milioni di utilizzatori di smartphone, se solo la metà pagasse 1 euro al mese per ascoltare i brani preferiti in tre mesi avremmo il fatturato che facciamo adesso in un anno”. L’industria musicale, quindi, guarda con eccitato interesse: Daniel Hek, fondatore di Spotify ha da poco annunciato di aver “versato” i primi 500 milioni di dollari per i diritti streaming e altrettanti sono previsti per il 2013. “Non dimentichiamo poi che quella che era un’attività illecita diventa ora lecita e senza danno per gli artisti e l’industria”, ricorda Mazza. E Diquattro: “In Finlandia la pirateria musicale è calata del 25% dal 2009, dopo che è stato lanciato Spotify”. In Italia ce n’è di strada da fare, se si pensa che nel 2011 nove brani su 10 erano ancora scaricati illegalmente. Che la musica ricominci.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 18 Febbraio 2013

TAG: spotify, veronica diquattro, google, facebook, enzo mazza, fimi, youtube

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