Paywall, l'addio di Sun e Daily Telegraph alle news gratuite

EDITORIA

Costi non più sostenibili: le due testate britanniche si convertono al modello a pagamento sulla scia di New York Times, Wall Street Journal, Financial Times (e presto anche Washington Post). L'abbonamento scatta dopo alcuni articoli free

di Patrizia Licata

Le notizie online gratuite sono un modello insostenibile, almeno per le grandi testate tradizionali basate sul giornalismo investigativo e con nutriti team di professionisti. Ma soprattutto offrire contenuti gratis su Internet mette seriamente a rischio le vendite e gli introiti delle versioni cartacee. Per questo sempre più giornali americani e ora anche britannici dicono addio alla politica delle news gratuite su web e ritornano al modello dell’abbonamento. Lo annunciano oggi in Uk sia il Sun che il Daily Telegraph: entro  qualche mese i contenuti dei loro siti si pagheranno.

“La situazione non è più gestibile”, spiega Mike Darcey, amministratore delegato di News International, gruppo del magnate Rupert Murdoch che controlla il Sun. “Faremo pagare i nostri contenuti a partire della seconda metà del 2013”. Il sito del tabloid è uno dei più visitati nel Regno Unito con 30 milioni di utenti mensili, mentre il giornale cartaceo resta il più letto nel Paese.


Da parte sua, l'editore del Daily Telegraph ha annunciato che introdurrà a breve la formula del “paywall”, un tetto al numero di articoli che gli utenti possono leggere gratuitamente; oltre quella soglia deve scattare l’abbonamento o non si possono leggere altri articoli.

Va tuttavia notato che la decisione dei quotidiani britannici arriva in un momento particolare, di crisi ma anche di opportunità. Non si tratta solo di contenere i costi di gestione e evitare che un sito web gratuito cannibalizzi la circolazione del cartaceo: gli editori sono consapevoli che l’esplosione dei tablet (sono 13 milioni in Uk) e dei device simili come il Kindle, crea una fascia di pubblico molto più propensa a pagare per i contenuti sul tablet o ereader che va immediatamente catturata.

Il sistema del paywall è stato introdotto per primo dal New York Times: la decisione ha segnato uno spartiacque ma si è rivelata vincente, visto che, secondo le stime degli analisti di Evercore Partners, nel 2012 il “muro di pagamento” inaugurato a marzo 2011 (si possono leggere gratis 10 articoli al mese, poi ci si deve abbonare) ha generato circa 91 milioni di dollari. Si tratta del 12% del totale degli abbonamenti, che ammontano in tutto a 768,3 milioni di dollari, una cifra superiore – per 52,8 milioni di dollari – a quella derivante dalla pubblicità. Questi numeri riguardano il quotidiano New York Times e l’International Herald Tribune, considerata l’edizione europea del Times. Inoltre, nei primi 12 mesi dal debutto del paywall, Times e International Herald Tribune hanno incrementato la circolazione del 7,1% rispetto ai 12 mesi precedenti, mentre l’advertising è sceso del 3,7%. In pratica la vendita di abbonamenti ha ampiamente compensato le perdite sul fronte degli introiti pubblicitari.

L’esempio del NYTimes è stato seguito dal Wall Street Journal, dal Financial Times e, più di recente, dal Washington Post, che a fine anno scorso ha annunciato l'addio (che dovrebbe scattare da metà 2013) alla consultazione free (più forse un rincaro del cartaceo per contrastare la crisi). Il metodo che il quotidiano della capitale Usa intende adottare è quello del “metered paywall”, una soluzione "soft" che fa scattare il pagamento dopo che l’utente registrato (sono 600mila sul Washington Post) ha superato un numero di accessi gratuiti garantiti ogni mese.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 27 Marzo 2013

TAG: sun, daily telegraph, financia times, washington post, new york times, international herald tribune, wall street journal, mike darcey

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