Broadband, digitale e il "Pueblo unido" di Confalonieri

MEDIASET

Il presidente di Mediaset rilancia l'idea di un'azione pubblico-privata per le nuove reti di telecomunicazioni ricalcando il "modello" adottato per il digitale terrestre

di Daniela Mecenate

“El pueblo unido jamas serà vencido”. Le parole di Ortega non escono dalla bocca di un sessantottino, ma da Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, che così rilancia l’idea di una collaborazione pubblico-privati per la realizzazione della banda larga in Italia. Il modello da seguire, indica Confalonieri, è lo stesso fin qui utilizzato per il digitale terrestre. Nel corso del convegno romano dedicato al digitale terrestre - hanno partecipato, tra gli altri, Franco Bernabè ad di Telecom Italia, l'imprenditore tunisino Tarak Ben Ammar e il presidente Agcom Corrado Calabrò, il presidente di Mediaset ha detto che “per la nuova sfida del digitale la collaborazione fra tutti i soggetti sia privati sia pubblici ha premiato con il risultato. Se ci mettiamo tutti insieme - ha detto rivolgendosi in particolare a Bernabè - a cercare di risolvere il problema, anche sulla banda larga possiamo ottenere lo stesso risultato”.

Bernabè concorda (dopo aver commentato il “pueblo unido” di Confalonieri con un “Confalonieri che recita gli omaggi al Che è una vera notizia!”), e ribadisce che Telecom Italia non è disposta ad un ridimensionamento nella tv digitale. "Non vogliamo ridimensionare il nostro ruolo. Abbiamo investito 300 milioni - ha detto - per digitalizzare i due canali analogici e avere poi quattro multiplex digitali". "Ci crediamo - ha osservato Bernabè - come operatori televisivi e come operatori di infrastrutture". Il digitale "apre il terreno alla diffusione di contenuti anche su altre piattaforme, soprattutto la Iptv nell'ottica di dotare il paese di una pluralita' di piattaforme che non competono ma si integrano fra loro". Bernabè ha aggiunto che "noi non faremo i produttori di contenuti, ma metteremo le strutture tecnologiche a disposizione di chi vuole operare".

Sui progressi fatti dal digitale terrestre in Italia ha dedicato il proprio intervento Paolo Romani, viceministro per lo sviluppo economico che ha sottolineato come entro dicembre 2009 il 62% delle famiglie italiane, pari a 36 milioni di individui, entrerà nell’era del digitale terrestre. E con gli switch off del 2010 l’Italia intera sarà di fatto digitale. Se le regioni “campionesse” del digitale sono Sardegna e Valle D’Aosta, già da tempo all digital con una penetrazione che raggiunge la quota del 93%, il cammino verso il digitale prosegue rapidamente e riguarderà a fine 2009 2.085 comuni italiani, 279 emittenti, e circa 6.200 impianti. In questo modo, l’Italia sarà il primo Paese in Europa per numero di famiglie digitalizzate. “Ma l’appuntamento che più ci inorgoglisce - ha dichiarato Romani - è quello del 16 novembre, quando il Lazio passerà al digitale e così Roma sarà la prima capitale europea a compiere questo passo”.

Per quanto riguarda il servizio pubblico di fronte alla sfida del digitale terrestre “la Rai ha svolto e svolge un ruolo di traino fondamentale - ha detto il presidente Rai Paolo Garimberti -, chiedo perciò al governo un impegno serio alla lotta all’evasione del canone e un riconoscimento al ruolo e all’impegno della Rai”. Galimberti ha ricordato che la Rai offre 12 canali in digitale terrestre gratuiti in chiaro, offerta che si caratterizza come la più vasta d’Europa. “E dopo il successo di Rai4 - aggiunge Galimberti - arriverà a breve Rai5 e a seguire Rai6”. Nelle regioni all digital, ossia Sardegna e Valle d’Aosta “abbiamo registrato un aumento degli spettatori pari al 5% circa - ha concluso Garimberti -, il che vuol dire che la nuova Rai del digitale piace”.

14 Ottobre 2009