Digitale terrestre resta l'incognita frequenze

TV E SPETTRO

Il processo di migrazione verso il Dtt procede senza un Piano nazionale di assegnazione. Quali saranno le cinque frequenze da assegnare con gara come promesso all’Ue?

di Patrizia Licata
Da metà settembre a metà dicembre il 30% della popolazione italiana completerà la migrazione dalla tv analogica al digitale. “Il modello italiano di transizione al digitale terrestre è l’avanguardia in Europa”, secondo Paolo Romani, viceministro delle Comunicazioni.

Nessuna nuvola all’orizzonte dunque?, si chiede Marco Mele dell Sole 24 Ore. Se ne affaccia una: “Maurizio Giunco, presidente delle tv locali della Frt denuncia ‘la mancata soluzione della numerazione dei canali, con più canali in conflitto per la stessa posizione nella lista, a danno delle tv e degli utenti’. Questo, a fronte dei 700 milioni di euro investiti dall’emittenza locale nel digitale”, nota Mele. “Nell’area Torino-Cuneo sono undici canali in conflitto per il posto numero dieci”.

Nel processo di migrazione italiano, scrive il giornale, si sta procedendo senza un Piano nazionale di assegnazione, senza quindi determinare quali saranno le cinque frequenze da assegnare con gara come promesso all’Unione europea, a partire dalle regioni digitali. “Tali frequenze rischiano di essere le meno appetibili”, scrive Mele. “I decoder che arrivano in Italia, inoltre, a volte sono ‘tarati’ per Paesi dove il numero delle reti nazionali è minore. L’assetto del sistema, infine, fa sì che solo Rai e Mediaset sperimentino l’Hd e che, senza limite di legge al numero di reti, quello del 20% dei programmi si presti ad essere aggirato”.

15 Ottobre 2009