Mediaset pronta per la scommessa sul Web

PIANO CUBE

Stando a indiscrezioni l'azienda avrebbe già assegnato ad Accenture il progetto per far sbarcare in Rete l'offerta pay tv entro novembre 2010

di Patrizia Licata
Rivoluzione in casa Mediaset: l’azienda guidata da Fedele Confalonieri ha deciso, scrive Stefano Carli sul supplemento di Repubblica Affari & Finanza, “che il suo futuro è la pay tv” e che “questo futuro passa per Internet e senza bisogno di fare accordi con Telecom Italia”.

Stando ai “si dice”, Mediaset, dopo aver chiesto ad alcune società di consulenza strategica di stendere un piano dettagliato di sviluppo per la sua pay tv di qui a novembre 2010, avrebbe già assegnato ad Accenture il progetto per far sbarcare Mediaset su Internet. “E ci sarebbe anche un nome più o meno ufficiale: Cube”, continua Carli. L’obiettivo numero uno è “rafforzare Premium, l’offerta a pagamento di Mediaset sul digitale terrestre”, fidelizzando gli attuali utenti e conquistandone di nuovi.

Due le caratteristiche fondamentali della proposta di tv on demand via web: “La prima è la cosiddetta catch up tv: una specie di videoregistratore online”, spiega Carli. “La seconda è la proposizione di un catalogo di contenuti (film, serie tv) da cui poter ‘pescare’ a piacimento in qualsiasi momento. C’è anche una fase due, un po’ più in là nel tempo: realizzare una specie di vero e proprio iPod online per la tv”, con cui gli utenti saranno in grado di creare una playlist personalizzata di contenuti, organizzarli e riceverli a casa o anche sul cellulare. Condizione esplicitamente scritta nel piano è che questo servizio viaggi sì su Internet, ma che sia una rete a banda larga “un-managed”, cioè non gestita, “ossia senza fare accordi con le telecom”, sottolinea Carli. Che spiega: “Mediaset potrebbe fare queste stesse cose sulla rete Iptv di Telecom Italia o di Fastweb oppure di Wind.

Le telecom ci hanno sperato a lungo. Ma Mediaset vuole fare da sola”. I motivi sono diversi. Innanzitutto, non lasciare neanche una quota minima di ricavi alle telecom, come avviene nella Iptv col modello del revenue sharing in cambio del trasporto del segnale a qualità garantita. E’ possibile anche che Mediaset non creda fino in fondo nel futuro della Iptv. Ma soprattutto potrebbe non voler dividere con le telecom i profili di consumo degli utenti, “che valgono oro se venduti al mercato pubblicitario”. Certo, il rischio di “ballare da sola” è grosso, continua Carli: “Senza il coinvolgimento delle telecom, la rete potrebbe collassare, se il progetto Cube avesse successo, così come è collassata quella britannica dopo che la Bbc ha messo online i suoi palinsesti”.

“La sola grande certezza è che Mediaset ha fretta. E tanta. Perché? Forse perché lo scenario del mercato tv è radicalmente mutato e le sta sfuggendo di mano”, continua Affari & Finanza. Il passaggio al digitale terrestre ha fatto riguadagnare ascolti alla Rai. Il satellite di Sky continua a crescere e persino La7 passa sempre più spesso la quota del 5% di share. Soprattutto, Cologno Monzese è preoccupata dal fatto che “fa sempre più fatica a portare in cassa i ricchi investimenti in spot dei prodotti di fascia medio alta”, che si stanno spostando sui canali Sky. Il futuro sviluppo dell’alta definizione, inoltre, potrà viaggiare solo via satellite o Iptv. Per Mediaset la conclusione è chiara: il futuro della pay tv è su Internet, e bisogna arrivarci presto, senza pagare dazi a nessuno. “E le telecom?”, si chiede Carli.

“Per ora stanno a guardare. Con molta cautela e parecchia preoccupazione. Il progetto Cube passa sopra le loro teste e non solo vuol dire che Mediaset non pensa a fare sistema ma che anzi gioca contro. Certo, se il traffico sulla rete cresce in teoria c’è vantaggio anche per loro”. Ma non è affatto detto che il progetto Cube di Mediaset spinga più velocemente l’Italia nell’era della fibra ottica: “Nei fatti su questo futuro incombe un’incognita pesantissima. Mediaset non è una public company. E’ un impero familiare. E non di una famiglia qualsiasi. E’ difficile in Italia dire no alla concentrazione di potere incarnata da Silvio Berlusconi. In Telecom Italia ancora hanno l’incubo di quanto devono tuttora pagare a Mediaset per il Dvb-h, la tv su telefonini, che non è mai decollata ma per cui il Biscione incassa ricavi garantiti da un legalissimo contratto sottoscritto dalla gestione di Tronchetti Provera per far vedere agli utenti Tim i contenuti Mediaset”.

I punti fondamentali del piano. Il documento messo a punto dalla direzione tecnologie di Rti, la società di Mediaset che gestisce piattaforme e contenuti usati dai network del gruppo, definisce una tempistica serrata per lo sviluppo del progetto Cube, riporta Carli in una scheda separata. Mediaset vuole “un sistema aperto, flessibile e implementabile in grado di gestire la trasmissione dei contenuti sia verso una visione sui pc domestici (Web tv) sia verso l’apparecchio televisivo”. Accenture dovrà perciò disegnare le specifiche di un set-top box, un decoder, da collegare alla rete telefonica a banda larga da una parte, e al televisore dall’altra. Entro dicembre, Mediaset vuol già lanciare sul mercato il servizio di Web tv, ossia far arrivare i contenuti sul pc (uno a scelta dei canali tv di Mediaset Premium e una limitata selezione di contenuti on demand). Potranno accedervi tutti.

Entro marzo 2010 partirà invede Mediaset Premium Web Tv: offerta riservata solo ai possessori di carte attive dei canali Premium sul digitale terrestre, ai quali verranno garantiti la catch up tv (limitata alle sole 24 ore precedenti), alcuni contenuti gratuiti di base e un catalogo più vasto di video on demand. Infine, entro novembre 2010, il passaggio più importante, quella della Web tv che dal pc arriva al televisore: il nome tecnico è Ottv, ovver Over the top tv. La differenza rispetto alla Iptv delle telecom è che per accedere gli utenti dovranno solo dotarsi del decoder Mediaset e sarà indipendente dall’operatore telecom o dall’Internet provider.

19 Ottobre 2009