Guerra delle frequenze. Bruxelles appoggia le telecom

DIVIDENDO DIGITALE

La Commissione Ue propone un piano per la ripartizione coordinata dello spettro pro-concorrenza. Il commissario Reding: "Esorto gli Stati membri a completare lo switch off entro il primo gennaio 2012"

di Patrizia Licata
Bruxelles appoggia le telecom contro le tv nella battaglia delle frequenze. La Commissione Ue torna sul tema digital dividend, la porzione di spettro radio liberata - o liberabile - dal passaggio delle tv dall’analogico al digitale terrestre, che può essere destinata a nuovi servizi come Internet senza fili e offerte mobili ad alta definizione. Quella porzione di spettro, propone la Commissione, può non essere riassegnata ai broadcaster. Ma non tutti gli Stati membri sono d’accordo, né la Commissione ha gli strumenti per imporlo: può però spingere ad adottare parametri tecnici comuni. In una nota la Commissione propone un piano per una ripartizione coordinata dello spettro che incoraggi la concorrenza e gli investimenti nei nuovi servizi potenziali. Coordinando a livello europeo l'assegnazione delle frequenze liberate ai nuovi servizi si potrebbero ottenere benefici per l'economia quantificabili tra i 20 e i 50 miliardi di euro. Il piano per ottimizzare le potenzialità del dividendo digitale vede coinvolti il Parlamento europeo e gli Stati membri della Ue e riflette il ruolo importante che essi possono svolgere in questo ambito.

"Il dividendo digitale rappresenta un'opportunità unica per "democratizzare la banda larga" a livello paneuropeo e dare impulso ad alcuni tra i più innovativi settori della nostra economia. Soltanto se lavoriamo insieme a un piano comune l'Europa potrà trarre i massimi benefici dal dividendo digitale. Per redigere il piano la Commissione ha cooperato strettamente con i paesi Ue, il Parlamento europeo, l'industria e i rappresentanti dei consumatori ", ha dichiarato Viviane Reding, commissaria Ue per la società dell'informazione e i media. "Esorto gli Stati membri della Ue ad accelerare il passaggio alla Tv digitale e a completarlo entro il primo gennaio 2012. Invito inoltre le autorità nazionali a utilizzare il dividendo digitale in modo da favorire la concorrenza, aprire il mercato a nuovi operatori e servizi e massimizzare gli effetti sull'economia. Solo così si potrà garantire che il dividendo digitale sia usato per portare la banda larga wireless in regioni della Ue in cui l'internet ad alta velocità non può essere fornito in modo efficiente con altre tecnologie".

Le frequenze radio, ha sottolineato la Commissione nella seduta di oggi, detengono un quasi-monopolio dei servizi di broadcasting, ovvero televisione e radio, che utilizzano praticamente l’intero spettro disponibile, eccetto quello riservato agli usi militari e ai servizi di emergenza. Con il passaggio dall’analogico al digitale che i vari Paesi Ue stanno effettuando in vista del “digital switchover” del 2012, gli stessi servizi possono però essere forniti con meno spettro: è così che si aprono nuove opportunità per altri operatori. Da tempo Bruxelles sostiene che devono essere le Telecom piuttosto che i broadcaster ad assicurarsi buona parte delle frequenze che si sono liberate e questo perché tali frequenze, definite “digital dividend”, rappresentano “una rara opportunità di portare la banda larga a tutti in Europa e lanciare alcuni dei settori più innovativi della nostra economia”, come ha dichiarato il commissario all’Information Society, Viviane Reding. “Invito le autorità nazionali a usare il ‘digital dividend’ in modo da favorire la concorrenza e aprire il mercato a nuovi operatori e nuovi servizi”.

La proposta di Bruxelles è di assegnare alle telecom la sottobanda dei 790-862 MHz, una di quelle col maggior valore tra le frequenze che si sono liberate, perché copre grandi distanze e attraversa gli edifici. Se agli operatori telecom fosse garantito l’uso di questa sottobanda con norme armoniche per tutta l’Ue, allora, conclude la Commissione, potrebbero essere sviluppati nuovi servizi per i consumatori con ricadute positive sull’economia europea di 44 miliardi di euro entro il 2015.

Tuttavia, sono molti gli Stati-membro indecisi sull’idea di riservare, o anche solo liberare, i 790-862 MHz per le comunicazioni elettroniche. Solo Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Spagna, Olanda, Svezia e Uk sono apertamente a favore. C’è poi il fronte dell’opposizione, guidato da potenti radio e tv, che vogliono riappropriarsi delle frequenze liberate per offrire nuovi servizi digitali e interattivi. Queste aziende temono la concorrenza da parte dei servizi di mobile tv sostenuti dalle telecom, una possibile valida alternativa alla tv terrestre.

La Commissione Ue, come accennato, non ha il potere di imporre ai Paesi-membro come usare le loro frequenze, ma sta spingendo per l’adozione di “parametri tecnici” comuni, da applicarsi nel caso lo spettro liberato venga completamente o parzialmente lasciato ai broadcaster. Questo potrebbe aiutare ad assicurare un successivo uso delle frequenze da parte degli operatori telecom e ad evitare ostacoli tecnici allo sviluppo dei servizi elettronici “via spettro”. Ad ogni modo, il problema si porrà veramente solo dopo che tutti gli Stati Ue avranno assicurato un passaggio completo dall’analogico al digitale – il che è tutto da vedersi, considerato che già da ora appare difficile che molti Paesi riescano a presentarsi “in regola” all’appuntamento del 2012 per lo spegnimento definitivo del segnale analogico.

28 Ottobre 2009