Conto aperto con la "zietta" Bbc dietro la guerra Murdoch contro Google

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Lo "Squalo" scatenato: dietro l'attacco al motore di ricerca c'è lo scontro con il business model del broadcaster britannico

di Francesco Fortuna
È pacifico: i media di tutto il mondo versano in una situazione di grande difficoltà. Diminuzione degli investimenti pubblicitari e gratuità dei contenuti in rete stanno mettendo a dura prova storici editori e nuovi tycoon dei media e dell’entertainment.
È però anche vero che Internet è la “rete elettrica” del nostro secolo, per dirla con Francesco Caio, attuale vice presidente di Nomura e tra i massimi esperti mondiali di telecomunicazioni e reti. E di questo non si può non tener conto.

Ebbene, dopo voci di corridoio e indiscrezioni su possibili soluzioni per uscire da questo momento di stanca, da più parti ventilate, è un “vecchio” tycoon come Rupert Murdoch ad uscire allo scoperto con dichiarazioni che sorprendono non tanto per la loro pragmaticità (peculiarità universalmente riconosciuta all’australiano) quanto per il fatto che attaccano direttamente alcuni competitori (diretti o indiretti) della sua News Corporation.

Per esempio ha dichiarato in questi giorni che News Corporation sta valutando l’idea di agire in sede giurisdizionale contro la Bbc (un’azione di lesa maestà per la zietta britannica) per infrazione del copyright. In particolare perché la Bbc “ruba” materiale dai suoi giornali in tutto il mondo.

In un’intervista a casa sua (in tutti i sensi: su Sky News Australia), gli è stato chiesto: come pensa di chiedere un pagamento per la consultazione di news online, dal momento che sia la Bbc che la Abc producono e forniscono notizie in modo gratuito sui loro siti internet? “Noi siamo i migliori” ha affermato Murdoch, fiero ed orgoglioso, “e comunque, se li leggete, la maggior parte delle loro notizie sono prese dai nostri giornali, e noi faremo loro causa per violazione del copyright. Dovranno spendere un sacco di soldi per avere più reporter che coprano tutte le zone del mondo, una volta che non potranno più rubare dai nostri giornali”.
Aggiungendo poi che non sarà necessario arrivare in tribunale: “Conoscono la legge, si adatteranno”. La Bbc per ora non ha intenzione di rilasciare dichiarazioni formali.

Ma certo un attacco diretto di tale portata non deve essere stato digerito molto facilmente a Londra. Murdoch definisce “scandalosa”la condotta della Bbc. E questo perché chiunque abbia un apparecchio televisivo in Inghilterra è costretto a pagare circa 150 sterline l’anno: la Bbc ha 4.6 miliardi sterline di introiti e nonostante questo si infila, secondo Murdoch, in ogni impresa commerciale in cui veda una benché minima possibilità di guadagno.
“Penso che la televisione pubblica dovrebbe essere della miglior qualità. Non critico il fatto che si paghi una tassa per supportare questo servizio, ma dovrebbe limitarsi ad offrire programmi e servizi che i player commerciali non si possono permettere”.

L’attacco alla Bbc si lega all’attacco (più plateale) sferrato contro Google. Murdoch ha ventilato il ricorso a metodi legali per evitare che Google e altri motori di ricerca e news aggregator si approprino delle notizie dei suoi giornali ed agenzie. Ha anche affermato che mai potrebbe tollerare l’idea che Google ed altri browser possano prendere anche solo i titoli e le prime righe degli articoli dei suoi giornali. “Loro ritengono di essere nel giusto - ha detto -, ma noi pensiamo che tale comportamento sia passibile di condanna in sede giurisdizionale, e dunque ci batteremo per questo”.

A differenza della Bbc il colosso di Mountain View ha prontamente replicato con un’alzata di spalle: “I produttori di notizie hanno il completo controllo su quale porzione di contenuti far apparire in caso di ricerca”, come a dire: perfetto, siamo pronti, fai tu la prima mossa” (peraltro, c’è da dire che in una seconda nota Google ha specificato che non si trattava di una risposta diretta a Murdoch, bensì di un messaggio da considerarsi valido per la generalità degli editori e dei produttori di contenuti). Murdoch ha tuttavia ammesso che i giornali del gruppo attualmente beneficiano della pubblicità dovuta alla gratuità della fruizione, e che dunque ogni strategia verrà valutata “con calma e ponderazione”.

12 Novembre 2009