Pucci (E-media Institute): "La pay tv grande sfida del digitale"

LA NUOVA TELEVISIONE

Secondo il direttore dell'istituto di ricerca "sarà cruciale per gli operatori individuare tipologia di servizi e tariffe delle nuove offerte"

di Daniela Mecenate
Il mercato televisivo verso il 2012: in soli tre anni si prospettano cambiamenti  rivoluzionari. Che avranno come protagonista il digitale, ovviamente, ma che riguarderanno tutto il mondo dei media. Parola di esperto. A spiegarci quali saranno le tendenze prossime venture nell’universo di tv e contenuti digitali è Emilio Pucci, direttore di E-Media Institute, l’osservatorio europeo del mercato della comunicazione.
Come cambieranno i consumi e le scelte degli italiani, secondo le vostre previsioni?
Oggi la spesa degli italiani per prodotti e servizi media è di circa 19 miliardi di euro, più o meno il doppio rispetto a 15 anni fa. Entro il 2012 si dovrebbe attestare sui 21 miliardi. Quindi una buona crescita. Ma bisogna chiedersi cosa sceglieranno le famiglie, in cosa spenderanno questi soldi in più: in base alle nostre stime, la pay tv genererà il 22% della spesa. In termini proporzionali i consumi ora allocati in libri, giornali, cinema e home video peseranno sempre di meno sul totale a favore della tv a pagamento. Nel 2012, probabilmente, circa 3 milioni di famiglie si aggiungeranno a quelle che già acquistano un qualche servizio di pay tv.
Una partita importante per gli operatori oggi sul mercato…
Certo: dovranno essere in grado di capire (e in fretta) che tipo di servizio vorranno acquistare queste famiglie e a che prezzo. In base ai nostri studi è in atto anche in Italia una tendenza che ha già riguardato altri paesi europei: il sorpasso dei ricavi da pagamento diretto nei confronti dei ricavi derivanti da inserzioni commerciali come pubblicità e sponsorizzazioni. Dunque la pay tv ha ampi margini di crescita.
Nella vostra recente ricerca, lei ha parlato di alcune “tendenze chiave” per il mondo dei media.
Sì, per prima cosa noi riteniamo che nei prossimi anni l’offerta gratuita si arricchirà ulteriormente diversificandosi soprattutto sul versante dei cosidetti canali mini-generalisti, ossia quelli dedicati all’intrattenimento. È
questo un terreno di opportunità, ma anche di sfida per gli attuali broadcasters, che dovranno difendere la forza dei canali principali, ma nello stesso tempo trovare le risorse e le idee per vincere sul mercato di questi canali “aggiuntivi” ospitati dalla nuova piattaforma gratuita. Una dimostrazione di questo trend è il lancio in questi giorni del nuovo canale di Sky in chiaro sul digitale terrestre, “Cielo”. Un’altra tendenza importante: sembra destinata ad aumentare la domanda di servizi aggiuntivi e di tecnologie avanzate che possono arricchire il consumo televisivo e renderlo più flessibile. Le offerte satellitari ora guidano questo mercato di servizi aggiuntivi, ma anche le altre piattaforme tv si preparano a un livello più ricco di prestazioni, ad esempio con l’alta definizione.
Digitale terrestre, alta definizione, pay tv. Nelle nuove forme di consumo televisivo che ci aspettano, che ruolo assegnate, secondo il vostro punto di osservazione, alla tv da Internet?
Per quel che riguarda i consumi audiovisivi da Internet, questi restano a un livello basso specie se confrontati con gli altri paesi europei, anche se in base alle nostre stime dovrebbero crescere e arrivare ai 60 milioni di euro nel 2012 (in termini di ricavi da pagamento diretto degli utenti). Tuttavia i servizi nuovi che puntano al consumo di contenuti broadband via televisore possono cambiare questo scenario. Penso però che se non interverranno nuove forme di protezione in grado di tutelare il contenuto audiovisivo premium e nuovi sistemi di pagamento sicuri, le offerte audiovisive in ambiente broadband non potranno decollare e la tendenza sarà sempre quella del consumo gratuito “extra-editoriale” o “meta-editoriale”, cioè di forme che di fatto sfuggono a un controllo degli editori.

23 Novembre 2009