Rai su Sky? Si avvicina la decisione finale

CONTRATTO DI SERVIZIO

In corso le trattative per la stipula del nuovo contratto di servizio, in vista della scadenza di quello vigente. La questione più spinosa riguarda la presenza dei canali Rai sulla piattaforma Sky

di Paolo Posteraro
Le trattative per la stipula del nuovo contratto di servizio (il vigente scadrà a fine anno) sono ovviamente iniziate da tempo e due questioni stanno interessando la politica e l’opinione pubblica più delle altre.

La prima, e forse la più spinosa, riguarda i rapporti tra la Rai e Sky. Grazie a Tivùsat, la televisione pubblica – che deve essere presente su tutte le piattaforme – è anche sul satellite: può dunque privare Sky delle tre reti ammiraglie? È chiara la posizione del Viceministro Romani, per il quale si tratta di una scelta aziendale “se dare vantaggio ad uno dei suoi maggiori competitor attuali, ovvero Sky” o preferire “una piattaforma gratuita”, cioè Tivùsat. Una scelta in questo senso, però, ha chiarito il presidente dell’AgCom Corrado Calabrò nel corso di un’audizione in Commissione di Vigilanza, sarebbe valutata dall’Authority tenendo conto della diffusione (oggi ancora limitata) di Tivùsat.

Le polemiche, ovviamente, non sono mancate. Per Giorgio Merlo, Vicepresidente della Commissione di Vigilanza in quota Pd, “la televisione pubblica, per sua stessa natura, deve cercare la massima diffusione possibile”. È della stessa opinione il Capogruppo dell’Udc in Vigilanza, Roberto Rao, per il quale, “la presenza nel bouquet di Sky consente alla Rai di raggiungere moltissimi italiani che altrimenti non vedrebbero i suoi programmi”. Anche Mario Landolfi, ex Ministro delle Comunicazioni, chiarisce di “non auspicare una rottura totale”, pur non sottovalutando le questioni commerciali, “anche perché il duopolio è ormai un ricordo del passato e qualsiasi scelta tra due piattaforme concorrenti deve essere oggetto di attente riflessioni”.

Un altro punto sul quale il dibattito è particolarmente vivo è la maggiore attenzione per la qualità dei programmi. Immediatamente sono divampate le polemiche circa la possibilità che ciò si trasformi in una sorta di censura sui programmi di informazione, evenienza questa esclusa, sempre durante un’audizione in Vigilanza, da Calabrò, secondo cui non è previsto “alcun controllo di qualità sull’informazione”. Il problema della qualità dei programmi televisivi in generale, e di quelli del servizio pubblico in particolare, è comunque sentito da tutti. Se Rao plaude a iniziative che senza compromettere l’indipendenza della Rai tutelino la qualità e i minori, Landolfi vede il cuore della questione “nella carenza di sperimentazione per produrre programmi che attirino i giovani e nello scombussolamento dei palinsesti, un tempo un vero e proprio spartiacque per la tutela dei minori”.

Ma mentre Landolfi è convinto che “qualità non significhi corrispondenza politica”, Merlo si dice pronto alla battaglia in Vigilanza “se con la scusa della qualità, indispensabile elemento costitutivo del servizio pubblico, si dovesse cercare la normalizzazione della Rai”. Un aspetto particolare della qualità dei programmi riguarda poi la tutela dei minori. Per Francesco Soro, presidente del Corecom del Lazio e componente del Comitato Tv e Minori, “c’è l’esigenza di una riflessione culturale non solo sul ruolo della Rai, ma sull’attualità del «Codice di autoregolamentazione tv e minori». Occorre una riflessione a partire dai dati empirici, cioè dal consumo di tv da parte dei minori e dalle modalità dello stesso, per poi sviluppare un modello di qualità innovativo che tenga conto anche delle variabili produttive”. In altre parole, è inutile stabilire normative che poi vengono puntualmente disattese per inseguire lo share.

09 Dicembre 2009