Google paghi le news che utilizza. Anche De Benedetti contro "Big G"

IL DIBATTITO

L'editore di Repubblica: "Troppi vantaggi per il motore di ricerca". E davanti all'Ftc americana Murdoch insiste: “Usare gli articoli senza pagare è un furto”

di Patrizia Licata
Oggi nel mondo dei media c'è uno squilibrio evidente in favore di Google. A scriverlo è Carlo De Benedetti sulle pagine del Sole 24 Ore, a commento non solo del recente articolo del Ceo di Google Eric Schmidt, uscito sul Wall Street Journal e riproposto proprio dal Sole, ma anche dell’ultima mossa della Grande G nella battaglia con Rupert Murdoch sulle news online. Google ha infatti modificato il proprio programma First Click Free per limitare l'accesso gratuito dei suoi utenti a contenuti informativi che sono invece a pagamento sui siti d'origine, permettendo l’accesso gratis solo a cinque pezzi e facendo scattare l'obbligo d'acquisto o abbonamento dal sesto articolo. “È questa la vittoria di Murdoch, accettare di regalare ogni giorno a ciascun utente di Google cinque articoli del suo Wall Street Journal, l'unico giornale al mondo che guadagna vendendo i contenuti? Fosse così, ben scarso risultato avrebbe prodotto la recente minaccia da parte dell'editore australiano di sfilare i propri quotidiani a Google per darli in esclusiva al giovanissimo concorrente Bing della Microsoft”, conclude De Benedetti. 

Da dove arriva la strapotere di Google? Secondo il presidente del gruppo L’Espresso, dal fatto che ha trasformato i giornali “in uno dei suoi tanti content provider. E poiché”, argomenta De Benedetti, “la pubblicità che conta è legata ad altre keywords e non alle notizie, chi pagherà il lavoro di redazioni ed editori??Schmidt conferma che la vera mission di Google è raccogliere dati in misura e qualità non replicabili da nessun altro. E siccome la tecnologia oggi glielo consente, potrebbe rapidamente raggiungere un tale vantaggio competitivo da non essere colmabile dai competitor, che di fatto semplicemente scompariranno”.

Google, nota De Benedetti, “è una macchina straordinaria da raccolta pubblicitaria” fondata su due asset formidabili: una capacità tecnologica che non ha paragoni (un milione di server) e un disprezzo assoluto per le norme locali su privacy e i diritti di proprietà intellettuale. “In questo senso la nuova politica di First Click Free per ora sembra più un diversivo che un cambiamento di strategia”, secondo De Benedetti. “E tuttavia è un passo. Certamente troppo piccolo. Ma rivelatore della consapevolezza di un problema che c'è: come restituire valore ai contenuti informativi messi online dalle aziende editoriali, con costi crescenti, in modo da salvare l'informazione di qualità. È questa la partita in gioco. Ed è una partita di tale importanza che ogni mossa merita attenzione e rispetto. Vedremo se altri passi seguiranno”.

In attesa della reazione di Google, ha preso la parola Rupert Murdoch, intervenendo ieri di fronte alla Federal trade commission americana. La sua posizione è chiara: “Usare i nostri contenuti gratis è un furto. Far pagare le notizie online non allontanerà i lettori”, come riporta La Repubblica. Il patron di News Corp. è convinto della valità del modello del Wall Street Journal. Secondo Murdoch, “il futuro del giornalismo è più promettente che mai”, ma la stampa deve riconoscere che il vecchio modello di business è morto e che il consumatore di informazione va assecondato seguendo l’evoluzione dei suoi bisogni e delle tecnologie. “Guardiamo la realtà in faccia”, ha detto il magnate australiano: “la pubblicità su Internet non può sostenere i giornali sul lungo termine”. La ragione è semplice aritmetica: la crescita della pubblicità online non riesce a tamponare le emorragie della pubblicità su carta. Ma su un punto Murdoch è irremovibile: “Nel nuovo modello di business, faremo pagare i lettori per le nostre notizie che forniamo online. Io credo che il lettore pagherà se gli diamo un prodotto utile e di qualità”. Poi la stoccata contro Google: “Costoro pensano di avere il diritto di impadronirsi dei nostri contenuti e di usarli senza contribuire di un centesimo ai costi. Questo si chiama furto. Noi faremo in modo di ottenere un prezzo ragionevole ma equo per il valore che offriamo”. La porta alla collaborazione è stata aperta.

09 Dicembre 2009